Come sta la tua newsletter?
Nell’ultima newsletter del 2024 ho inserito un link a un questionario. Una decina di domande, circa, per capire come rendere ancora più utile quello che faccio e come lo comunico. Quello che scoperto è che la maggior parte delle persone preferisce leggermi via mail piuttosto che altrove.
Certo, era un questionario allegato a una newsletter quindi forse di base c’era una selezione di persone che prediligono quel tipo di contenuto, però mi sembra comunque un dato interessante.
La newsletter è comoda perché non rischi di perdertela, come invece succede con i post sui social, però è spesso un contenuto lungo, che richiede attenzione, tempo e non basta qualche secondo per fruirne. Eppure -almeno nel mio caso- piace. Più di un carosello su Instagram o di un articolo del blog (scusa blog, tvb, lo sai).
Queste sono alcune delle motivazioni di chi ha questa predilezione per la newsletter:
- “mi prendo il tempo che serve per leggere con calma”
- “sui social ormai ci sto poco e spesso mi perdo i tuoi post”
- “da lì recupero anche quello che scrivi sul blog o su Instagram”
Questa dichiarazione d’amore per me è una specie di conferma: anche io amo le newsletter e, al di là del mio gusto personale, le trovo uno strumento che può fare la differenza per chi ha un lavoro o un progetto da raccontare e promuovere.
Se vuoi approfondire, ti lascio qualche link:
- Breve guida per creare una newsletter efficace
- Newsletter: guida alle varie tipologie. Quale fa per te?
- Newsletter: 5 errori da evitare
Alcune newsletter che ho sbloccato
Mi capita abbastanza spesso di lavorare sulle newsletter. Ed è una cosa che mi piace molto.
Mi dà soddisfazione sbloccare newsletter che hanno carattere e buone idee ma che nel tempo si sono arenate. O progettare da zero una newsletter che si inserisca in modo armonico in un ecosistema di contenuti e che abbia però la sua identità, il suo perché, ben riconoscibile. Mi piace annaffiare newsletter stanche, che non sanno più cosa dire o si sono un po’ perse per strada.
In quei casi ripartiamo dalle basi, dall’identità, dal perché quella newsletter è speciale. E poi da lì si inventa un modo che sia tarato sulla persona che dovrà gestirla, un metodo e delle idee che le permettano di scrivere, creare e inviare.
Queste sono alcune newsletter per cui ho lavorato:
- “Scomoda”, di Sambu Buffa: naming, identità e piano dei contenuti
- “La posta ribelle di BookBank”: naming, identità e piano dei contenuti
- “Goccia”, de Il tetto delle nuvole: naming
- “Quarantadue”, di Claudia Piccinini: naming, identità e piano dei contenuti
- la newsletter di Chiara Cucinotta, psicoterapeuta: identità e piano dei contenuti (non tutte le newsletter hanno per forza un naming)
E la tua newsletter, come sta?
Ho pensato di lasciarti un elenco essenziale di cose a cui fare caso per capire se va tutto bene, se sta funzionando o se ci sono aspetti che avrebbero bisogno di un po’ di cura.
Impara a osservare – e a osservarti mentre ti dedichi alla comunicazione.
Ok, cominciamo.
1) La tua newsletter ti somiglia?
Ha uno stile che può essere riconosciuto come tuo?
I testi -dei paragrafi, dei titoli, della call to action– hanno il tuo tono di voce?
Parla di argomenti che sono davvero tuoi o si limita a inseguire temi che qualcuno del tuo settore ha deciso essere importanti, imprescindibili?
Rispecchia i tuoi valori?
Esteticamente, è coerente con la tua linea visiva? Ha i tuoi colori, il tuo stile?
Tutte queste domande ti aiutano a capire se questo canale si integra in modo organico con il tuo ecosistema di contenuti. Nel tuo caso, come va?
2) Controlla i numeri.
Già, i numeri sono un passaggio da cui non si scappa, però vediamo in che senso ci possono servire.
Gli iscritti totali non sono sinonimo di valore, di qualità o di buoni risultati. Certo, una newsletter con 1000 persone iscritte ha più possibilità di veicolare un messaggio (o far vendere un servizio) di una newsletter in cui la mailing list conta 50 iscrizioni, ma quello che conta davvero è il comportamento di quelle persone.
In quante aprono la mail? Se il tasso di apertura è del 10% vuol dire che la maggior parte di chi la riceve la ignora. Forse finisce in spam? Forse chi fa parte della mailing list non è il pubblico ideale?
A questo punto potresti fare un po’ di pulizia contatti ed eliminare chi, per esempio, nell’ultimo anno non ha aperto nemmeno una tua newsletter.
3) Riesci a essere costante?
Questo spesso è un punto critico ma una newsletter funziona (anche) se non sparisce nel nulla.
Ora, non ti sto dicendo che devi mandare una newsletter a settimana, perché magari per te è troppo. E va benissimo. Io, per esempio, ne invio due al mese e per me è un buon equilibrio. Per te potrebbe andare bene una volta al mese o, addirittura, una volta a stagione.
Non c’è una soluzione sola, però c’è il patto che hai fatto con le persone che si sono iscritte: ogni quanto si aspettano notizie da te?
4) Quanta energia ti richiede?
Quanta fatica fai a prepararla, immaginarla, scriverla e programmarla?
Se la risposta che stai pensando è “troppa”, forse -anzi, di sicuro- c’è qualcosa da sistemare:
- magari stai scegliendo contenuti molto complessi, che richiedono studio, approfondimenti e quindi tanto tempo
- forse la frequenza con cui la invii non va bene per te, in questo momento
- forse non ti piace troppo quello che racconti e quindi non senti il desiderio di metterti lì e scrivere
- oppure, invece, avresti anche voglia di inviarla ma non sai cosa metterci dentro, non hai una linea editoriale che ti supporta e stare a pensare, ogni volta, cosa scrivere ti fa perdere un sacco di tempo
5) Cosa pensano, le persone, della tua newsletter?
Ricevi dei feedback? Qualche risposta o commento?
Se la risposta è no, prova a chiedere. Uno sguardo esterno è sempre utile per vedersi da una distanza diversa e notare cose che, da sole, magari non vedremmo.
Bene, spero che questo piccolo elenco di domande ti possa essere utile.
Per salutarti, ti lascio anche il link a una risorsa gratuita proprio dedicata alla newsletter, che ti aiuta a scoprire perché la tua è speciale e come puoi renderla più bella, più coinvolgente e più gestibile. Si chiama Impronta e puoi scaricarla qui.