A chi pensi quando scrivi un testo accessibile?
Quando si parla di testi accessibili, c’è ancora un po’ di confusione. O meglio, si fa ancora fatica a considerare la questione in tutta la sua ampiezza.
Mi spiego: spesso si pensa ancora che i contenuti accessibili siano “una cosa in più” da fare, qualcosa di molto tecnico e complicato, oppure un tipo di scrittura utile solo per alcune persone. Ma non è così.
Un testo è accessibile quando può essere percepito, navigato e compreso nelle sue parti essenziali da chi legge. È un testo che accoglie, invece di escludere. Che non dà per scontato. Che si costruisce con intenzione.
Partire da questa premessa ci aiuta a evitare un errore frequente, che ora ti spiego.
Un errore comune quando creiamo testi accessibili
Pensare che l’accessibilità serva solo a chi ha una disabilità è un approccio riduttivo. Perché se è vero che le persone con disabilità visive, cognitive, motorie o uditive hanno il diritto di accedere a contenuti ben progettati, è altrettanto vero che scrivere in modo accessibile serve a tutte e tutti.
Non sei mai stata stanca? Non hai mai letto da un telefono, con il sole negli occhi o mentre facevi altro? Non ti è mai capitato di dover compilare un modulo velocemente e provare una leggera ansia perché non trovavi tutte le indicazioni per procedere?
Ecco. Quella volta anche tu avevi bisogno di un testo più accessibile.
Ma allora, per chi scriviamo un testo accessibile?
Per molte più persone di quelle che immaginiamo. E qui sotto trovi qualche esempio concreto, con un consiglio pratico per ciascun caso.
Persone con disabilità percettiva (visiva, uditiva, cognitiva…)
Consiglio: usa titoli chiari, struttura il testo in paragrafi brevi e ordinati, fornisci descrizioni alternative per le immagini.
Persone dislessiche
Consiglio: evita l’uso del “tutto maiuscolo”, che rende la lettura più faticosa perché non dà appigli visivi e comporta una fatica maggiore nel distinguere le lettere. Usa font leggibili e spaziature ampie.
Persone che non parlano l’italiano come prima lingua
Consiglio: preferisci frasi brevi, lessico chiaro e spiega gli eventuali termini specialistici che devi inserire. Ricordiamoci sempre che un testo semplice non è un testo banale.
Persone stanche o stressate
Consiglio: vai dritta al punto. Metti le informazioni importanti all’inizio o in evidenza, in modo che sia facile trovarle. Lascia spazio al respiro (sì, anche visivo).
Persone con difficoltà di attenzione o concentrazione
Consiglio: spezza i contenuti lunghi, inserisci elenchi puntati, sottotitoli e segnali visivi per orientarsi meglio nel testo.
Persone di tutte le età
Consiglio: verifica che il tuo linguaggio sia adatto all’età di chi legge. Attenta anche ai riferimenti culturali o generazionali.
Persone che leggono da smartphone o schermi molto piccoli
Consiglio: niente frasi fiume, niente muri di testo. Scrivi pensando a chi legge “a colpo d’occhio” e considera il fatto che, da smartphone, vediamo solo una piccola parte di testo per volta.
Naturalmente, ogni testo va progettato in base alle caratteristiche specifiche del tuo pubblico: dipende da chi stai cercando di raggiungere. Ma anche quando ti rivolgi a un target molto specifico, tenere presenti questi elementi può rendere la tua comunicazione più chiara, più umana, più accessibile.
Per sintetizzare:
non devi parlare a chiunque, ma all’interno del tuo segmento di pubblico cerca di non escludere nessuna persona.
Una risorsa per cominciare
Se vuoi lavorare su questi aspetti con più consapevolezza, ho preparato una risorsa gratuita: una checklist per scrivere testi aperti, accessibili e accoglienti.
La trovi qui:
Scarica la checklist Parole Aperte