Il tono di voce è ovunque (anche dove non sembra)
Il tono di voce si manifesta anche dove non te lo aspetti.
Spesso, quando parliamo di identità narrativa, pensiamo solo a ciò che si sente o si legge: le parole che scegliamo, i modi di dire che ci rappresentano, il ritmo e lo stile che danno voce al nostro lavoro.
Eppure, la coerenza della nostra comunicazione non si gioca solo nei testi del sito o nelle caption dei social.
Il tono di voce — e più in generale l’identità narrativa — si costruisce ovunque. Anche nei dettagli. Ogni parte della tua comunicazione racconta chi sei.
L’impronta della tua voce, infatti, può emergere anche in quelli che di solito consideriamo “solo” strumenti di lavoro: le mail che invii, le proposte che scrivi, le presentazioni che mandi a clienti e realtà con cui collabori.
Tutto parla di te.
Ecco perché lavorare sulla propria identità narrativa significa fare attenzione a più livelli.
1) Nei contenuti: cosa scegli di dire, e cosa lasci fuori
Ogni volta che racconti il tuo lavoro o presenti un progetto, selezioni informazioni, decidi su cosa mettere l’accento. Ciò che scegli di raccontare mostra, a chi legge, cosa per te conta. Cosa è importante. Dice, insomma, qualcosa del tuo sistema di valori.
La coerenza, quindi, nasce anche da questa scelta intenzionale: sapere che non puoi dire tutto, e che quello che dici contribuisce a creare un’immagine riconoscibile, nel tempo.
2) Nelle parole: come le dici
Il tono di voce vive nelle parole che scegli di usare — e in quelle che scegli di non usare.
Parole che ti somigliano, che fanno risuonare i tuoi valori, che si accordano con la tua visione.
Non esiste comunicazione viva e identitaria senza un lavoro di cura sulle parole.
3) Negli elementi visivi: come accompagni ciò che dici
Sì, anche l’aspetto visivo fa parte della tua voce.
Non serve essere designer, non serve padroneggiare la grafica: serve però un lavoro di attenzione e coerenza.
Nel mio caso, per esempio, ho scelto i collage come elemento costante della mia voce visiva. Li trovi sul sito, nei post social, negli header della newsletter.
Ma anche i colori e i font parlano di te: cercare di non cambiarli ogni volta aiuta chi ti segue a riconoscerti al primo sguardo, a non perdere i tuoi contenuti nel rumore di fondo.
Anche le presentazioni che preparo per le mie clienti — che siano proposte, sintesi di lavoro o guide operative — hanno un’identità visiva che conferma e stabilizza la mia voce.
Mi permettono di dare continuità visiva ai documenti, mantenendo un equilibrio tra chiarezza, riconoscibilità e tono di voce.
È un modo semplice per fare in modo che anche il modo in cui “appare” ciò che racconto sia coerente con la mia identità.
Che si tratti di una slide per una formazione, di un preventivo o di un progetto condiviso.
Perché sì: anche un documento che sembra tecnico, una presentazione condivisa, può parlare la tua lingua — o almeno non tradirla.
Se vuoi dare un’occhiata, qui trovi il tool che uso per le mie presentazioni.
Insomma: la coerenza nella comunicazione non si limita ai testi o alla strategia.
È un filo che tiene insieme parole, immagini, modi.
Un filo che puoi scegliere di intrecciare con cura, così che tutto ciò che fai —e dici— diventi parte del racconto che vuoi portare nel mondo.
Qual è l’elemento della tua comunicazione che senti più tuo?
E qual è, invece, quello che ti sembra faccia ancora fatica a parlarti davvero?
Se ti va, scrivimi e raccontamelo: mi piace sempre ascoltare come si muovono le voci delle altre.
[Questo articolo nasce da una collaborazione con Canva, che uso da anni e con cui mi trovo sempre molto bene. Ti assicuro, quindi, che i contenuti e le opinioni che condivido nascono dalla mia esperienza diretta — perché credo in una comunicazione onesta, in cui anche le collaborazioni rispecchino la voce e i valori di chi le racconta.]