Il pensiero creativo ha bisogno di protezione

un collage che rappresenta la lentezza della pratica creativa: gli elementi sono una lumaca, una candela accesa, un fiore di campo e una grande luna calante

Il pensiero creativo ha bisogno di protezione

Ti sarà capitato di attraversare giorni in cui ti sembra di non avere più idee. Non succede perché sono davvero finite —ti assicuro che non lo sono mai— ma perché restano nascoste. Sai, a volte le idee si ritraggono come animali timidi: restano ferme, al riparo, e aspettano che il mondo faccia meno rumore. Che qualcuno le accolga con cura.

 

Il pensiero creativo non si nutre solo di ispirazione, stimoli, parole nuove. Ha bisogno di silenzio. Di spazi morbidi. Di luoghi, reali o simbolici, in cui sentirsi al sicuro.

 

Il pensiero creativo non è una macchina

Partiamo da qui: c’è un’idea piuttosto diffusa secondo cui la creatività dovrebbe essere sempre attiva, costante, performante. Come se “essere creative” significasse avere sempre qualcosa di nuovo da dire o da mostrare.

Ma il pensiero creativo non è una macchina. Non produce su richiesta. Non segue orari d’ufficio. A volte ha bisogno di aspettare, di perdersi, o semplicemente di stare zitto.

E questo tempo silenzioso —anche se invisibile— fa parte del processo.

 

Da cosa va protetta la creatività

Ci sono cose, situazioni o atteggiamenti che non permettono alla creatività di mettere radici, di abbeverarsi e crescere. A volte sono cose più evidenti, a volte invece sono più subdole perché facciamo fatica a vederle, a razionalizzarle.

Ti lascio qualche esempio, così puoi pensare se le ritrovi nella tua quotidianità e, in quel caso, magari capire come iniziare ad affrontarle:

  • il rumore costante in cui spesso siamo immerse e che riesce a sovrastare le voci più minute (e a volte le idee hanno voci piccolissime)
  • la fretta, che non lascia tempo per sbagliare e ricominciare, e che ci mette di fronte alla frustrazione di non riuscire a fare tutto subito, tutto bene
  • il confronto continuo, che ci fa sentire in ritardo o non abbastanza brave
  • l’ansia da performance, che pretende di trasformare l’intuizione in prestazione e non lascia spazio al tentativo zoppicante, al fare senza uno scopo preciso
  • la paura del vuoto, che ci spinge a riempire tutto, anche quando non serve, perché ci siamo disabituate al silenzio, alla noia, all’attesa

 

Proteggere la creatività non vuol dire chiudersi o isolarsi. Vuol dire darle lo spazio per essere ciò che è: fragile, lenta, imprevedibile. E allo stesso tempo profondamente generativa, se la si rispetta nei suoi tempi e nei suoi modi.

 

Costruire un rifugio per la pratica creativa

Ci sono piccoli gesti che possono creare un rifugio per il pensiero creativo. Magari non riesci a farli proprio ogni giorno, ma conoscerli ti può aiutare a trovare loro uno spazio:

  • scrivere a mano, anche solo per te: vedrai come cambia il pensiero quando lo rendi fisico, materico
  • dedicare un quaderno alle idee libere, senza giudizio e senza un obiettivo specifico: qui, se vuoi, puoi vedere quali quaderni uso per nutrire la mia creatività
  • muovere le mani e il corpo: per me, per esempio, vuol dire fare collage, camminare, tagliuzzare verdure
  • ritagliarsi un tempo in cui non si deve produrre nulla: te lo dico, questa cosa è difficile perché non ci siamo più abituate
  • circondarsi di immagini, storie, persone che accendono qualcosa — e cercarle, queste storie, non aspettare che ci caschino addosso

 

Ogni gesto che protegge è un gesto che invita. Perché la creatività ha bisogno di sentirsi al sicuro per mostrarsi.

 

E se non sai da dove cominciare

È anche per questo che io e Floriana de il Ghirigoro Bottega abbiamo pensato a Mirabilia: un luogo (prima di tutto fisico) in cui rallentare, osservare, imparare e prendersi cura del proprio lavoro e del proprio modo di raccontarsi.

Mirabilia non è un corso in cui fare tutto in fretta. Non ci sono ricette, soluzioni valide per tutte e tanto meno scorciatoie. È uno spazio in cui il pensiero creativo può respirare, cambiare forma, ritrovare direzione.

Abbiamo pensato la giornata insieme come uno spazio e un tempo in cui le idee, i pensieri e le domande sono protette. E dunque libere. E dunque fertili.

 

E tu? C’è un angolo del tuo pensiero creativo che avrebbe bisogno di silenzio? Di uno spazio piccolo tutto per sé?

Se ti va, raccontamelo.
Intanto, se puoi, metti qualcosa al riparo. Anche oggi.