Leggere è innaturale e saperlo ci aiuta a scrivere bene
Spesso si pensa che leggere sia come ascoltare. Invece sono due processi molto diversi, a livello neurocognitivo ma anche emotivo: esserne consapevoli ci permette di progettare testi che funzionano bene. Insomma, leggere è innaturale: il nostro grande obiettivo, quando scriviamo, è rendere quell’azione innaturale un po’ meno forzata e, magari, piacevole.
Perché leggere è innaturale
Partiamo dalle basi evolutive.
Per capire perché l’atto di leggere non è così naturale come pensiamo dobbiamo ricordarci come gli esseri umani si sono sviluppati durante la loro storia.
A differenza della lettura, l’ascolto possiamo definirlo come un’abilità evolutivamente primaria: i nostri antenati e le nostre antenate hanno sviluppato il linguaggio parlato ben prima di 100.000 anni fa (secondo alcune teorie 160.000 anni fa, secondo altre addirittura 500.000 anni fa). La scrittura, invece, esiste da circa 5.000 anni.
Il nostro cervello, inoltre, è biologicamente predisposto per l’ascolto, ma non per la lettura. Per il linguaggio orale abbiamo aree cerebrali precise: per quello scritto no. Per leggere creiamo connessioni tra i circuiti, soprattutto tra quelli dedicati alla vista, che ben poco c’entrano con quelli connessi al sentire.
Le differenze tra leggere e ascoltare
Intanto, lettura e ascolto coinvolgono aree differenti del cervello e già questo ci dice come non siano due attività sovrapponibili.
La lettura attiva aree specifiche che si trovano nella corteccia occipitotemporale ed è un processo che richiede la collaborazione tra:
- la corteccia visiva (per il riconoscimento dei segni grafici)
- l’area di Broca (per l’elaborazione linguistica)
- l’ippocampo (per la memoria e la comprensione)
- le connessioni tra emisfero sinistro e destro per il processamento del significato
L’ascolto, invece, attiva soprattutto:
- l’area di Wernicke, fondamentale per la comprensione del linguaggio
- l’area di Broca, che elabora la sintassi e la struttura del discorso
- il sistema limbico, coinvolto nell’interpretazione emotiva del tono di voce
Anche il tipo di elaborazione dell’informazione è differente. La lettura è più lenta e sequenziale ma favorisce l’analisi e la ritenzione delle informazioni. Al contrario, l’ascolto è più rapido e fluido, ma più soggetto a dimenticanza perché il cervello deve elaborare in tempo reale.
E il coinvolgimento emotivo e immaginifico?
Anche qui le due attività non sono esattamente sovrapponibili. La lettura lavora molto sull’immaginazione perché richiede di “costruire” mentalmente le voci, le immagini e i significati. L’ascolto è più immediato e multisensoriale: il tono di voce, il ritmo e l’intonazione trasmettono emozioni in modo diretto.
Infine, anche l’impatto sulla memoria è diverso. La lettura aiuta nella memorizzazione a lungo termine, soprattutto per concetti complessi. L’ascolto, invece, è più efficace per la memorizzazione a breve termine e l’apprendimento implicito, cioè quello che avviene senza che ne siamo consapevoli: impariamo senza pensare che stiamo imparando.
Quindi: leggere è innaturale perché il nostro cervello non è “nato per farlo”. Però si è adattato per riuscirci, sfruttando e mettendo in connessione circuiti preesistenti.
Leggere è un’attività che aiuta a migliorare analisi e memoria, mentre ascoltare è un atto più vicino alle nostre radici biologiche, che favorisce la comunicazione diretta e l’elaborazione emotiva.
Come adattare la scrittura a questa consapevolezza
Ora che sappiamo che leggere non è come ascoltare, possiamo però dare ai nostri testi una forma che riduca la fatica di chi legge, che sappia coinvolgere e sia quasi percepita come “naturale” – anche se naturale proprio non è.
1) Considera sempre il contesto
Prima di iniziare a scrivere, progetta il testo e chiediti:
- qual è l’obiettivo di ciò che sto scrivendo? Cosa voglio far succedere con queste parole? Saperlo ti aiuta a non divagare, a non perdere il filo del discorso e quindi a non confondere chi leggerà.
- Per chi sto scrivendo? Chi sono le persone a cui mi rivolgo? Che tipo di vocabolario usano? Com’è il loro modo di parlare e di scrivere? Se sto scrivendo un testo tecnico, sono certa che chi lo legge comprenderà il gergo che sto per utilizzare?
- Dove si inserirà il testo? Questo vale sia per quanto riguarda il contesto narrativo -l’ecosistema di contenuti- di cui il testo farà parte, sia il contesto fisico di lettura: sto scrivendo per un libro? Per un sito internet? Per un post sui social? Per un cartellone pubblicitario? Considerarlo ti aiuta a progettare parole che siano più facilmente percepite e comprese.
2) Prediligi testi chiari e ad alta leggibilità
I testi ad alta leggibilità vanno dritti al punto e hanno caratteristiche di stile e forma che aiutano chi legge a comprenderli più facilmente. Qui trovi un po’ di esempi pratici per esercitarti.
3) Scrivi parole che diresti ad alta voce
Un tono di voce personale, poco formale e vicino al linguaggio parlato porta le persone che leggono a fidarsi di più di quei testi e, di conseguenza, delle persone che li hanno scritti.
Una scrittura che sembra scritta da una macchina, o che assomiglia a un verbale di condominio, è faticosa da seguire, da comprendere, e non avvicina chi scrive a chi legge.
4) Rendi la scrittura il più visiva possibile
Quando ascoltiamo, il nostro cervello è già impegnato a tradurre suoni in significati. Ma quando leggiamo, possiamo dare un vantaggio ai nostri lettori e alle nostre lettrici: rendere le parole più vivide, più tangibili, più evocative.
Un testo che si può “vedere” è un testo che si fa ricordare. Per questo, scegliere parole concrete, immagini precise e dettagli sensoriali non è solo una questione di stile, ma di chiarezza e coinvolgimento.
Più le tue persone vedono ciò che hai scritto, più restano con te.
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