Parole piene, parole vuote

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Parole piene, parole vuote

Le parole non sono tutte uguali.

Ci sono parole che è facile capire e parole che risultano fumose, ambigue.

Alcune sanno accorciare le distanze tra chi scrive e chi legge, fanno avvicinare i due nodi della conversazione, li portano a guardarsi negli occhi. Altre, al contrario, le distanze le mettono: costruiscono muri, ostacoli, è come se facessero di tutto per allontanare i lettori.

Certe parole sono concrete, immaginifiche: le leggi e “vedi”, la tua mente si riempie di immagini, a volte sono ferme, a volte scorrono come veri e propri film.

Ecco, quando scrivi dovresti sempre pensare a quali parole stai scegliendo, all’effetto che faranno sui tuoi lettori.

Facciamo qualche esempio, ti va?

 

Le parole prendi-tempo

A volte trovo frasi in cui sembra che chi le ha scritte non avesse nessuna voglia di arrivare dritto al punto. Immagino l’autore che ci gira intorno, come se non fosse convinto di quello che deve dire, come se fosse più prudente prenderla alla larga.

Anche solo “mi viene da pensare” mi fa questo effetto. Non si farebbe prima a dire “penso che”? Me lo chiedo tutte le volte.

Oppure: “andiamo a incominciare”. Incominciamo! Non ha più energia, più determinazione?

Se anche nei tuoi testi ci sono queste espressioni prendi-tempo, prova a eliminarle e poi dimmi: come ti sembra adesso il tuo messaggio?

 

Le parole scontate

Ah, queste ormai dovrebbero far scappare lontanissimo chi scrive con regolarità e soprattutto chi scrive per lavoro ma invece – mannaggia – non sempre è così.

Mi riferisco a quelle combinazioni di parole che sembrano una pubblicità ritagliata da una vecchia rivista sbiadita.

La vista mozzafiato. Il paesaggio suggestivo. Il profumo inebriante e il viso angelico.

Queste espressioni le abbiamo sentite e lette talmente tante volte che ormai è come se avessero perso significato. E quindi hanno perso potere, energia, bellezza.

Cerchiamo di non usarle, ok? Se dovesse venirti la tentazione, prova a cercare un’alternativa – ci scommetto che la trovi.

 

Le parole visionarie

E poi ci sono le mie preferite, le parole che, quando le incontri, trasformano la tua testa in un piccolo cinema privato. Leggerle è come sedersi sull’unica poltrona della sala – rossa, grande e comoda – e, mentre inizi a sgranocchiare i tuoi popcorn che profumano di burro caldo, il proiettore fa partire la sua luce e le immagini iniziano a scorrerti davanti, vivide come non mai.

Capito cosa intendevo?

Quando riesci, racconta così. Prendi per mano i tuoi lettori e accompagnali nel loro cinema personale. Torneranno a cercare le tue parole, aspetteranno le tue storie.

 

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(foto Behzad Ghaffarian on Unsplash)