Quando il messaggio si perde: il problema del rumore in comunicazione
Fai tanta fatica a portare avanti la comunicazione del tuo lavoro e poi ti sembra che non se la fili nessuno. Che si perda per strada. Progetti, scrivi, programmi e poi… nessun riscontro. Come se le tue parole fossero evaporate poco dopo che le hai mandate online.
In realtà le tue parole non sono evaporate, ma sono state coperte dal rumore di fondo che oggi abita molti contesti comunicativi.
Cos’è il rumore di fondo in comunicazione
Probabilmente la prima cosa che ti viene in mente è la grande quantità di informazioni, contenuti e voci che riempie ogni luogo comunicativo. Un sovraccarico. Instagram pienissimo di post e storie (e notifiche dei canali broadcast, e dirette, e pubblicità). Tantissime newsletter che ogni settimana riempiono la tua casella di posta. Nuovi strumenti, nuove app, le liste WhatsApp, i podcast.
Osservi il tuo telefono, il tuo computer, e pensi che lo spazio sia saturo di voci, parole, video, informazioni. In questo scenario, una comunicazione fa presto a perdersi.
Ma c’è anche un altro tipo di rumore che vorrei considerassi: quello che rischi di creare tu. Yes, perché a questo punto ci dobbiamo prendere la nostra parte di responsabilità e chiederci (io, tu, chiunque comunica online): ma la mia storia, la mia comunicazione, è rumorosa? Trasmette un messaggio con una voce chiara, dei contenuti che davvero servono o interessano, o si preoccupa soprattutto di esserci e quindi riempie riempie riempie?
Se metti insieme il rumore di spazi comunicativi ormai intasati e quello di uno storytelling che alza la voce per la paura di sparire, è facile immaginarti un gran rumore. E questo rumore può portare:
- distrazione nel nostro pubblico: c’è così tanto da vedere, da sentire, da cercare, che è un attimo perdere la concentrazione
- disinteresse: non riesco a seguire tutto quello che vorrei, come vorrei, allora mi allontano, faccio altro
- frustrazione, affaticamento, e sentirsi sopraffatte da questo vortice di messaggi
E, per finire, la quarta conseguenza: i nostri messaggi si perdono. Per la tanta concorrenza, perché le nostre persone sono stanche e distratte, perché invece di puntare alla chiarezza e al coinvolgimento ci facciamo prendere dalla paura e condividiamo contenuti senza un’identità.
Scompariamo, nel rumore di fondo.
Un mare di messaggi: il rumore nei vari canali
Il rumore di fondo non è uguale in tutti i contesti comunicativi. Si somiglia, sì. Porta alle stesse conseguenze. Ma ogni luogo narrativo ha un suo modo particolare di essere pieno e distraente:
- sui social media, per esempio, la competizione per l’attenzione è ormai altissima e i messaggi rischiano di essere schiacciati da valanghe di post, storie, dirette
- le newsletter si accumulano, a volte finiscono nelle cartelle Spam o Promozioni, e più che un’occasione di leggere cose interessanti vengono percepite come ostacoli da evitare per raggiungere le mail “importanti”
- siti e blog: qui capita che i contenuti non siano organizzati in modo facile da raggiungere, trovare e leggere. In questo caso non si tratta di rumore dato da troppi messaggi ma da una mancanza di chiarezza, navigabilità e comprensibilità: il risultato è lo stesso, le persone si sentono frustrate e se ne vanno
Come emergere nel rumore
Lo so, lo scenario che abbiamo disegnato fin qui non è dei più rosei, ma credo sia importante essere consapevoli di qual è il mondo comunicativo là fuori, perché solo così sapremo prendere le giuste decisioni quando dovremo progettare la nostra narrazione.
Intanto partiamo da qui:
urlare più forte degli altri non funziona (almeno nel lungo periodo). Moltiplicare i messaggi senza una strategia precisa, neanche. Copiare chi ha una voce riconoscibile, provando a ricalcarla, tanto meno.
La strada che ti consiglio è un pochino più faticosa ma credo -lo credo davvero, con tutto il mio cuore- che sia l’unica che può darci una possibilità:
- non scrivere per riempire, ma investire energie e attenzione a quei contenuti che davvero possono essere utili, interessanti e coinvolgenti per le tue persone
- scrivi, racconta, comunica con una voce che sia tua, con un’identità che sia tua. Nel profondo, fino alle radici. Trova argomenti che trasmettano i tuoi valori, scegli parole che ti somigliano
- non cercare di parlare a chiunque. Davvero, non serve a niente. Oltre a risucchiarti tantissime energie, non è utile: individua invece i segmenti di persone a cui vuoi davvero parlare e dedicati a loro, tagliando fuori tutte le altre
- ascoltale, queste persone: impara a conoscerle in un modo che va oltre le caratteristiche sociodemografiche. Approfondisci, fai domande, cerca di capire come vogliono sentirsi, come potresti farle sentire con la tua storia
E poi, una cosa importantissima: cerca di ridurre il rumore che crei tu. Perché già quello che troviamo nei vari canali è tanto, almeno non aggiungiamocene del nostro.
Concretamente:
- scegli con attenzione quali strumenti usare per raccontarti: non ti servono tutti, non ha senso riproporre lo stesso contenuto in cinquanta contesti diversi sperando che così lo vedano più persone
- progetta e crea contenuti mirati, che partono dalla tua essenza e sanno metterti in connessione con le persone a cui vuoi parlare: meglio uno in meno ma pensato con cura che uno in più fatto per la paura di sparire
- trova la tua voce – la voce è fatta di argomenti, parole, modi di narrarti: non è solo la scrittura in sé, è tutto quello che usiamo per costruire il nostro racconto
- cerca di costruire un buon equilibrio tra coinvolgimento e chiarezza: tante volte pensiamo che per appassionare chi ci segue dobbiamo solo creare suggestioni, ma il rischio è di far perdere il focus su chi siamo e cosa facciamo. Lo so, trovare il giusto compromesso non è immediato ma ti assicuro che è possibile
Insomma:
la comunicazione non dovrebbe essere un affollarsi di messaggi, ma un momento di chiarezza, e anche di piacere, dove il pubblico può finalmente sentire la tua voce e trovare ciò di cui aveva bisogno (che siano informazioni tecniche, intrattenimento o emozione).
Nel caos, una voce chiara è quella che siamo disposte ad ascoltare.
E infatti ti consiglio di partire da qui: fai chiarezza, disegna una mappa, scegli cosa raccontare e come. Con cura, tempo e tutto il silenzio che serve per limitare il rumore di fondo.
Per chiudere, ti lascio un regalo.
Qui trovi una risorsa gratuita che ti aiuta a ritrovare l’unicità della tua newsletter. Per darle una voce -e un cuore- come nessun’altra.
E se invece vorrai lavorare con me sulla tua comunicazione, per trovare il modo di farla emergere dal rumore di fondo, scrivimi: non vedo l’ora di conoscerti e trovare insieme la strada giusta.