Maschile, femminile o neutro: come scrivi i tuoi testi?
Se bazzichi qui da un po’ ti sarai accorta che scrivo al femminile.
Va beh, anche solo leggendo questa prima frase immagino che salti all’occhio il fatto che nella mia comunicazione ho scelto una scrittura femmina.
Come immaginerai, non è casuale. Si tratta di una decisione ben precisa, di cui poi ti parlo e che ti spiego, ma prima è importante che partiamo da una riflessione:
rivolgersi al maschile, al femminile, o sperimentare la formula più neutra possibile è una scelta del tono di voce che va presa con consapevolezza. Non solo perché rende più chiaro da chi è composto il gruppo di persone a cui vuoi parlare, ma anche perché dice cose di te e della tua visione del mondo.
Insomma, prima di iniziare a progettare e scrivere i testi del sito, delle newsletter, ma anche i testi più funzionali come i messaggi di conferma dello shop, è importante ragionare sul modo in cui ti rivolgerai a chi ti legge.
L’analisi e i ragionamenti da fare non si possono ridurre in poche righe, ma ti lascio comunque un paio di punti che mi sembrano imprescindibili:
- il pubblico a cui ti rivolgerai quando scrivi, da chi è composto? È un pubblico prevalentemente maschile? Femminile? Equilibrato e misto?
- Come ti poni tu, verso le questioni di genere? Nel senso: oltre a scegliere un linguaggio in cui le persone che ti leggono possano riconoscersi, vuoi anche mostrare una particolare attenzione a determinati valori?
Le parole che scegliamo parlano per noi. Raccontano di noi. Al di là del contenuto che trasmettono, aiutano a chi legge a farsi un’idea dei nostri valori, del nostro modo di comportarci e di interagire.
Inizia a farci caso: quando incontri il testo di un brand o di una professionista, cosa ti evoca, al di là del messaggio “oggettivo” che contiene?
Parla a te, ti senti coinvolta? Ti dà qualche indizio sul modo in cui questa realtà o questa persona si muove nel mondo?
Allenarsi a osservare è un esercizio preziosissimo. Ci permette di prendere consapevolezza con l’effetto che fanno le parole e di chiederci: io scriverei così? Userei questa parola, imposterei la frase nello stesso modo? Vorrei evocare questa sensazione?
Adesso ti mostro qualche testo che ho incontrato e che mostra scelte precise per quanto riguarda la declinazione di genere delle parole. Per ciascuno ti racconto cosa mi ha fatto sentire e pensare e ti chiedo di provare a fare la stessa cosa. Se poi vorrai raccontarmelo, sappi che ti leggo volentieri.
Esempi di testi e diverse declinazioni di genere
Cominciamo con un testo che si trova su un sito web. Nello specifico, è un testo di benvenuto che accoglie chi legge (e si augura diventi presto cliente: cosa che va benissimo visto che siamo su uno shop online).

Il brand di cui parliamo è Aroma Zone. Siamo in un mondo fatto di skincare, make-up e in generale prodotti legati alla cura del corpo.
Istintivamente, mi viene da pensare che il pubblico a cui si rivolge quel testo è composto prevalentemente da donne quindi mi aspetterei di leggere “Benvenuta”. E allora, mi chiedo, perché non usare il femminile?
Magari è una scelta consapevole, provo a rispondermi. Magari il brand vuole andare oltre lo stereotipo per cui solo le donne sono interessate ai prodotti di cura e bellezza del corpo, e quindi prova un linguaggio che non sia solo femminile. Però un maschile sovraesteso non mi sembra la soluzione ottimale. Se l’obiettivo fosse rivolgersi indistintamente a un target femminile e maschile, il mio suggerimento sarebbe usare un linguaggio il più possibile neutro. Certo, la grammatica italiana non ha una forma neutra, ma si può giocare con le parole e usare la creatività per raggiungere lo stesso risultato. Non sempre si riesce, ma qui per esempio si poteva scrivere “Ti diamo il benvenuto”: semplice, chiaro, non esclude nessuna persona.
Altro esempio, altra scelta linguistica.
Il MuMAB – Museo Mare Antico e Biodiversità (Salsomaggiore Terme, PR) ha preso una decisione netta per quanto riguarda la declinazione di genere dei suoi testi: non solo opta per una forma neutra, ma per farlo usa un simbolo speciale, l’asterisco.
Questa è la schermata che compare se ti iscrivi alla sua newsletter:

Come vedi, le parole che avrebbero bisogno di essere declinate al maschile o al femminile terminano con un asterisco: benvenut*, iscritt*.
Questa è una scelta che ci dà alcune informazioni precise della realtà che scrive: vuole parlare a un pubblico misto e ha il coraggio di esporsi sperimentando una forma di scrittura nuova, non accettata da chiunque, non sempre apprezzata. Aggiungo: non esente da criticità. I sistemi di lettura assistiva (la voce che legge i testi di un sito, un documento, eccetera) non sempre sanno leggere in modo corretto le parole che terminano con i simboli speciali e il rischio è ritrovarsi con una versione vocale del testo che dice: “Benvenutasterisco! A partire da ora sei iscrittasterisco…”.
Probabilmente col tempo questi problemi verranno risolti. Per ora, però, dobbiamo tenerne conto.
A me, comunque, questa scelta linguistica piace. Certo, sono consapevole del fatto che non è perfetta. Ma mi sembra che trasmetta un messaggio di attenzione e cura, e un certo coraggio di sperimentare.
Ci sono, poi, realtà e brand che scelgono il femminile sovraesteso. Come me.
Io ho fatto questa scelta dall’inizio della mia comunicazione, in una prima fase solo perché mi proponevo di lavorare soprattutto con professioniste donne e volevo che questo intento fosse chiaro. Col tempo, a questa motivazione funzionale se ne è aggiunta una valoriale: se la maggior parte dei testi è ancora declinata al maschile sovraesteso, rendendo le donne invisibili, io voglio fare l’opposto. Voglio dire: ci sei, ci siete. Vi vedo.
Un esempio di brand che parla al femminile è République Fabrique – abbigliamento sostenibile e corsi di cucito. Questo è un estratto che ho preso da una delle sue newsletter:

Le clienti e corsiste di République Fabrique sono quasi tutte donne – forse tutte, non so, dovrei chiedere. Questo linguaggio rappresenta bene il paesaggio umano che forma l’universo del brand. Un universo pop, divertente, ma soprattutto femminile. È coerente con la sua identità.
Chiudo con un ultimo piccolo esercizio di osservazione.
Quante volte Word o il sistema di scrittura della tua mail prova a correggerti i femminili? Ci hai mai fatto caso?

Questo, per esempio, è un testo che stavo scrivendo in Word. Word non crede che ci possano essere mentori donne. Benissimo.
Per concludere: tu che scelta linguistica hai fatto, nella tua comunicazione? Ma soprattutto: si tratta di una scelta o di abitudine?
Le parole non sono mai neutre. Non dovrebbero mai essere casuali.
Pensaci, parti da chi sei e dalle persone a cui vuoi parlare, dai tuoi valori e dalla tua voce e scegli in modo consapevole. Il racconto di chi sei passa da ogni singola parola, a volte addirittura da ogni lettera.
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