Il lavoro coi clienti | Lily Wallace, Independent Label

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Il lavoro coi clienti | Lily Wallace, Independent Label

Quando ho letto la prima mail di Erika, ideatrice e fondatrice di Lily Wallace, piccola casa di moda indipendente, sono rimasta un po’ sorpresa: credo di aver bisogno di te, mi diceva, ma ancora non so bene perché.

E così ci siamo sentite, abbiamo chiacchierato un po’ e alla fine abbiamo capito: Erika stava cambiando, il suo lavoro stava cambiando e il racconto che di quel lavoro faceva al mondo non le assomigliava più. Il mio compito quindi sarebbe stato quello: leggere il cambiamento, trovare il modo di renderlo razionale – trasformandolo in parole – e poi stabilire i primi passi per fare in modo che la sua comunicazione si adattasse a quello che stava succedendo, colmando lo stacco, rendendola coerente e focalizzata.

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Il racconto del fuori parte dal racconto del dentro

Il percorso che ho fatto con Erika è stato il più intimo e personale che mi sia capitato finora e in un certo senso era inevitabile che fosse così: quando si parla di cambiamento in un tipo di lavoro come quello di un’imprenditrice che porta avanti la sua casa di moda è impossibile non scavare tanto anche nel personale, in quello che c’è dietro, ma anche intorno, sopra e sotto. Insomma, nella propria storia, nella propria vita, che con quel lavoro creano un intreccio indistricabile.

Concretamente, abbiamo lavorato così: ho suddiviso il macro tema della consulenza in quattro temi più piccoli, che poi abbiamo sviscerato con questionari e studio dei suoi canali di comunicazione attuali – sito, pagina Facebook e profilo Instagram.

I quattro temi più piccoli sono stati questi qui:

Erika (chi sei, la tua storia, il tuo cambiamento)

Lily Wallace (la sua storia, i suoi obiettivi, come sta cambiando)

la comunicazione di Lily Wallace (cosa funziona, cosa no, dove sta andando e dove invece dovrebbe andare)

la comunicazione degli altri (cosa ti piace, cosa no, cosa ti ispira)

 

Trovare le parole per il cambiamento vuol dire renderlo reale

Una volta che Erika ha risposto alle mille domande che le ho mandato e che mi sono presa il tempo per studiare per bene i suoi canali di comunicazione e quelli che mi ha indicato quando ci siamo dedicate alla comunicazione degli altri, ho cercato di dare una forma al tutto e di renderlo raccontabile.

Perché è da qui che si parte: prendere quello che si sente in pancia, metterlo in parole per guardarlo negli occhi e dare al tutto una direzione – una voluta, non quella che quasi per caso il cambiamento prende quando non lo guidiamo noi.

Sono stati tanti gli aspetti del lavoro di Erika e del suo racconto online a finire sotto la lente di ingrandimento di questa analisi. I contenuti, le immagini, le parole, i colori, le priorità, i riferimenti, quello che c’era e quello che mancava. Abbiamo scavato, cercato i nodi, seguito le briciole di pane, individuato una direzione nuova e messo nero su bianco le cose da fare a partire da adesso per rendere quella direzione un obiettivo reale.

I cambiamenti sono complessi, invadenti, potentissimi: bisogna imparare a cavalcarli, come fanno i surfisti con le onde.

E aver potuto essere parte di questa risalita sulla tavola mi ha reso molto felice. Mi sono anche emozionata parecchio, te lo dico, e questa cosa mi ha fatto sentire estremamente fortunata.

 

Adesso Erika sta iniziando a lavorare sui nuovi passi del cambiamento, a cui se n’è aggiunto uno ancora più grande: il trasloco del laboratorio. Ma forse era destino, che le coincidenze non esistono.

 

Ecco, se anche tu senti che la tua comunicazione avrebbe bisogno di trovare una nuova forma, scrivimi: ci lavoreremo insieme e troveremo il modo più “tuo” di percorrere questa strada che comincia.

Ti aspetto.

 

(foto Amirali Mirhashemian on Unsplash)

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