Quando un testo è “finito”?

un collage digitale che rappresenta la scrittura: una macchina da scrivere antica, una mano che scrive, fiori e segni grafici come a disegnare le idee che sbocciano dal testo

Quando un testo è “finito”?

Io non so se tu sei una di quelle persone che progetta un testo, scrive, rilegge e, dopo qualche modifica, lo considera pronto per andare nel mondo e raggiungere le persone per cui l’hai scritto. Perché magari, invece, ti ritrovi nella squadra di quelle che un testo non riescono mai a lasciarlo andare. Quelle per cui l’ultima lettura non è mai davvero l’ultima e c’è sempre qualcosa da cambiare: una virgola che non convince, una parola che non suona perfettamente, e con che cosa si potrebbe sostituire?

E intanto passa il tempo. E il testo resta lì, sospeso. Quasi pronto. Quasi finito. Ma mai del tutto.

E tu, se sei parte di questo gruppo di Procrastinatrici Dell’Invio, rimani bloccata con un messaggio che dovrebbe partire e non parte, e delle lettrici che potrebbero leggere le tue parole e invece non riescono a raggiungerle (perché sono ancora nella memoria del tuo computer, esatto).

 

Non sempre è la ricerca di perfezione

A volte, sì, intendiamoci: a volte non chiudi quel testo perché non ti sembra perfetto (che parola ingannevole, che grandissima trappola).

Ma a volte quel restare incastrata in mille modifiche piccolissime è solo un modo per non riconoscere che quel testo è buono. Non perfetto, ma buono. E che, quindi, può andare. E che, di conseguenza, tu sei pronta per esporti — con le tue idee, il tuo stile di raccontare, con il tuo punto di vista. Lo so, può fare paura, abbastanza paura da trovare un sacco di minuscole scuse per continuare a cambiare punteggiatura, sperimentare sinonimi e spostare frasi.

 

Quando continui a scrivere, rischi di perderti

Non chiudere mai un testo è rischioso. E non solo per il fatto che il tuo messaggio non sta arrivando a destinazione, ma proprio per il risultato stesso dello scrivere. Accumulare (e sovrapporre) modifiche su modifiche, infatti, può portarti a:

  • cambiare direzione senza nemmeno accorgertene: il tuo testo all’inizio aveva un obiettivo e una struttura chiara, adesso che l’hai praticamente riscritto centosedici volte va da tutt’altra parte e non somiglia a ciò che dovrebbe essere
  • snaturare il tono con cui scrivi: le revisioni vanno benissimo, anzi non rileggere un testo di solito porta guai, ma sovrapporre modifiche su modifiche a un certo punto può cambiare la tua voce, renderla forzata quando potrebbe essere fluida e riconoscibile
  • dire troppo o dire troppo poco: quando non ci sentiamo sicure, tendiamo ad aggiungere concetti, spiegazioni, incisi, perché ci danno l’idea che ci faranno sembrare più preparate e autorevoli; oppure, iniziamo a tagliare, per paura di annoiare, di risultare pesanti o ripetitive — io sono fan della sintesi ma a patto che chi legge trovi un contesto o un po’ di accompagnamento alle info principali
  • confondere chi legge: una buona revisione aiuta la chiarezza, infiniti livelli di riscrittura e modifiche di solito incasinano il testo e lo rendono meno comprensibile
  • bloccare un intero processo (un racconto fatto di più contenuti, un lancio, uno storytelling) perché quel testo non ti sembra abbastanza “giusto”

 

Ma come si fa a capire se un testo è completo?

Occhio, non perfetto: completo. Buono. Pronto per affrontare il mondo, insomma.

Alcuni segnali possono essere questi:

  • è chiaro: contiene tutte le informazioni che servono per capirlo, non ha bisogno di riferimenti da recuperare altrove, ha un linguaggio adeguato a chi lo leggerà
  • dice quello che deve dire, e non mille cose in più che fanno perdere il filo
  • ha il tuo tono di voce, ti somiglia: nella struttura, nella scelta delle parole, nella forma della scrittura
  • è corretto dal punto di vista formale
  • è accessibile e accogliente per tutte le persone a cui si rivolge
  • fa quello che deve fare, a seconda dell’obiettivo che gli hai dato: informa, emoziona, accompagna, spiega, ispira…

 

Se risponde a questi criteri, forse non serve altro. Forse puoi smettere di limare, riscrivere o aggiungere pezzi. Puoi fare un bel respiro e lasciarlo andare.

 

Una mini check-list per liberare un testo

Ti lascio una piccolissima lista di elementi che puoi controllare quando non sai se il tuo testo è davvero finito:

  • lo rileggi senza saltare nulla
  • è corretto nella scrittura, non mancano informazioni, funziona anche senza la telepatia
  • lo capisci anche se ti immagini lettrice esterna
  • è coerente con lo stile con cui comunichi di solito, ha il tuo timbro e il tuo passo

 

Funziona? Il testo che hai scritto rispecchia questi punti? Allora è pronto. Magari avrà qualche piccola imperfezione, ma la correggerai strada facendo. Intanto liberalo: le tue lettrici lo aspettano.

 

Qualche risorsa per te

Prima di salutarti, ti lascio il link alla pagina con le risorse gratuite che ho creato per te: puoi usarle per allenare la sicurezza mentre scrivi, comunichi o inventi.

Buona esplorazione.