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Portfolio | Payoff per Tavole Posterzine

Portfolio | Payoff per Tavole Posterzine

A volte per sbloccare un progetto basta trovare le parole giuste.

In questo caso, per dare nuova linfa alla comunicazione di Tavole Posterzine, le parole sono state diverse, alcune trovate con un’immersione durante la call di Walkie Talkie, alcune cucite per creare un payoff che racchiudesse tutto il suo universo.

 

Cos’è Tavole

Partiamo da qui, perché Tavole è un progetto editoriale che mi ha fatto subito pensare “mamma mia, che bellezza”.

È un modo di raccontare cibo e territorio che non avevo mai visto: un poster che, con parole e immagini, ti accompagna nella cultura enogastronomica di un luogo. Dentro ci trovi articoli, storie, interviste e illustrazioni pazzesche. Ci sono tante persone che scrivono e disegnano per Tavole, quindi ogni numero racchiude prospettive e stili personali.

Ma quello che mi ha fatto impazzire -e che rende unico il progetto- è la sua forma e il modo in cui lo si fruisce. È un poster in formato A1 ma è piegato fino a diventare un A4, così chi lo acquista se lo può portare in giro, magari nello zaino tra un quaderno e un libro. E poi si apre. O meglio, “si spiega” e infatti “spiegala!” è uno dei micro testi che sono usciti nella call di Walkie Talkie e che adesso fa da filo rosso per raccontare e promuovere il progetto.

 

Sbloccare la comunicazione

Irene Fossa, ideatrice di Tavole, mi ha contattata perché la comunicazione del progetto era bloccata. Serviva un confronto che facesse nascere nuove prospettive e nuove idee per ridare vita al profilo Instagram.

 

La ripresa della comunicazione social di Tavole Posterzine. In foto, un computer portatile su cui si vedono il progetto grafico di una tavola e, sullo sfondo, il calendario editoriale. Appoggiata sulla tastiera del computer, una copia stampata di Tavole

La ripresa della comunicazione social di Tavole Posterzine

 

Durante la call abbiamo individuato diversi filoni narrativi che adesso serviranno da mappa per raccontare Tavole: come puoi vedere, il profilo è rinato ma soprattutto Irene ha un’idea chiara di come portare avanti la comunicazione. Siamo uscite dalla confusione e Tavole può tornare a farsi conoscere da tutte quelle persone che amano la carta, gli oggetti belli e le storie ben raccontate.

 

E poi serviva un payoff

Il nostro lavoro insieme, però, non si è fermato a Walkie Talkie.

Al progetto serviva un testo capace di raccontare, in pochissime parole, tutto il suo universo. E il payoff fa proprio quello: è un testo breve, a volte brevissimo, che non racconta un “cosa”, ma evoca un “come”.

Tradotto: in questo caso il payoff non spiega cos’è Tavole ma fa una promessa al suo pubblico. Suscita una sensazione. Dice “se mi scegli, ti farò sentire così”.

Per questo lavorare a un payoff è complesso: bisogna aggirare le spiegazioni, evitare le descrizioni e andare a cercare parole che proiettino una visione. Un sentimento.

Il nuovo payoff del progetto è:

 

Tavole per chi ha gusto

 

Dentro ci sono le tavole di carta, i poster che si piegano fino a diventare A4 da portare con sé e si spiegano per essere letti, e poi magari appesi in casa.

Ci sono le tavole dove si mangia. Dove scoprire sapori e storie che hanno le radici in un territorio, in una città, e poi magari viaggiano lontano.

C’è il gusto di quello che si mangia, si assaggia, si sorseggia.

E c’è il gusto di chi sa trovare e apprezzare le cose belle -e le cose buone- e se le porta con sé. A volte piegate in uno zaino, tra un quaderno e un libro.

 

Questo è l’universo dentro a un payoff.

Una frase brevissima, che deve portare lontano.

 

Se anche il tuo progetto ha bisogno di un nuovo payoff, scrivimi. Non vedo l’ora di trovare le parole giuste.