Le tre cose da non fare al cliente

le cose da non fare al cliente

Le tre cose da non fare al cliente

Se la settimana scorsa abbiamo ragionato sulle cose da non fare al freelance, questa volta cambiamo punto di vista e ti scrivo le tre cose che proprio non vanno fatte al cliente – perché, come dicevamo, il punto di partenza per una buona relazione professionale è il rispetto e questo dev’esserci da entrambe le parti altrimenti è un gioco squilibrato, che dopo un po’ poco si rompe.

 

Uno. Dirgli di sì anche se non sei convinta.

Capita, eh. Ti scrivono per proporti un lavoro, poi incontri il potenziale cliente, o magari lo senti per telefono, ti fai raccontare qualcosa dell’attività, del progetto, chiedi cosa si aspetta da te provi a inquadrare la situazione e i suoi possibili sviluppi.

E qui succede una cosa: che la tua pancia – o il tuo istinto, chiamalo come vuoi – inizia a dirti di no.

I motivi possono essere diversi: il lavoro non è proprio nelle tue corde, è un settore che non conosci bene o che non ti interessa, le richieste ti sembrano confuse, con il potenziale cliente non hai sentito nessun feeling. La causa di quella sensazione può essere una di queste, o più di una, o un’altra ancora. Però pensi che devi fatturare, che magari fai brutta figura a rinunciare a un lavoro, che quel contatto te l’ha passato un amico, che vuoi aggiornare il portfolio.

Ecco, non ho un’esperienza decennale ma una cosa la sto imparando – anche se ogni tanto ci casco ancora: se non sei convinta, qualsiasi sia il motivo, non dire di sì. Per te sarà un casino portare a termine il lavoro (a volte pure una specie di incubo), al cliente non piaceranno i risultati e alla fine non avrà il lavoro per cui ha pagato.

So che è difficile, ma non iniziare relazioni lavorative che già all’inizio sembrano zoppicare. Non ne esce bene nessuno, giuro.

 

Due. Non essere chiara nel preventivo.

Questa è un’altra cosa che il cliente non si merita: preventivi confusi, incompleti, vaghi.

Considera questo: per te è chiarissimo come si svolgerà quel lavoro, quali saranno i passaggi, cosa comporterà tutto il percorso. Per il tuo potenziale cliente no.

Concretamente, cosa vuol dire?

Intanto non limitarti a scrivere quanto costerà il lavoro per cui ti ha contattato.

Spiega in cosa consisterà, quali saranno le fasi in cui lo organizzerai, sii chiara su quale (e quanto) dovrà essere il suo contributo (dovrà fornirti dei materiali? Rispondere a delle tue domande? Darti degli accessi?).

Definisci i tempi della collaborazione: entro quanto tempo consegnerai il lavoro? Entro quando lui/lei dovrà inviarti i materiali di cui hai bisogno per partire? Entro quando fatturerai e entro quando vorrai essere saldata? Se il lavoro partirà solo dopo il pagamento di un anticipo, specificalo.

Lo so, così i preventivi diventano un po’ lunghi ma penso che sia giusto mettere l’altra persona nelle condizioni di conoscere ogni condizione e poi scegliere se accettare o meno la nostra proposta. Partire con le idee chiare è positivo per tutti e poi lavorare insieme diventa più leggero.

 

Tre. Non promettere l’impossibile.

Ma neanche l’improbabile. Insomma, prometti solo cose che sei sicura di poter mantenere.

Partiamo dai tempi di consegna: non assicurare tempi strettissimi se non sei certa di poterli rispettare – non voglio portarti sfiga, ma occhio che gli imprevisti sono bravissimi con gli sgambetti.

Se fai formazione, non promettere ai tuoi studenti che nel giro di qualche lezione diventeranno gli esperti più fighi del settore.

Non dare ricette e soluzioni “valide sempre” perché la maggior parte delle volte sono solo supercazzole.

Prometti cose concrete, realizzabili, “vere”. Non giocare con la fiducia di chi vuole lavorare con te.

 

Questi sono passi piccoli ma importanti, secondo me. Sono le basi per cambiare un po’ (in meglio) il nostro pezzo di mondo: partendo adesso, con quello che abbiamo. Inizi anche tu con me, sì?

 

(foto Kelly Sikkema on Unsplash)

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