Le paure della scrittura, quelle profonde

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Le paure della scrittura, quelle profonde

Scrivere a volte fa paura, lo so.

Che poi è fondamentale se vogliamo raccontare il nostro lavoro, prezioso per condividere con gli altri pensieri e idee, bellissimo a prescindere per chi ama intrecciare parole.

Però – dobbiamo ammetterlo – a volte fa paura.

Può spaventarci la pagina bianca, il cursore che lampeggia sul foglio Word immacolato e le parole che non arrivano – se proprio non sai da dove partire, qui trovi 5 domande da farti per sbloccare la tua scrittura.

Possiamo aver paura di fare una brutta figura perché grammatica e sintassi non sono mai state le nostre migliori amiche – e il mio consiglio qui è di studiare e leggere, tanto.

Ma poi ci sono anche due paure che scavano più in profondità ed è di queste che voglio parlarti oggi. Perché se impari ad affrontarle poi raccontarti sarà più facile, più leggero e ti porterà risultati migliori.

 

La paura di non essere capiti

A volte le mie clienti me la raccontano, questa paura.

Mi dicono che quando devono scrivere si bloccano perché temono di non riuscire a far passare il messaggio giusto, di essere fraintese, di creare confusione con un messaggio scritto non proprio perfettamente.

Ed è una paura legittima, che però si può superare, lavorando con consapevolezza sui propri testi. Quando scrivi:

non dare per scontato che il tuo contenuto sia comprensibile: per te lo è perché conosci l’argomento, ma per chi ti legge? Fallo passare frase per frase chiedendoti se puoi essere un po’ più chiara di così;

non saltare i passaggi: senza arrivare a essere ridondante, ok, ma a volte ci sono dei passaggi logici che vanno resi espliciti. Anche qui, l’importante è chiederti se i tuoi lettori potrebbero aver bisogno di quella spiegazione in più;

non complicare la scrittura: a volte per mostrarci competenti abbiamo la tentazione di scrivere difficile (anche io per un po’ sono stata in una bolla di parole spigolose, lo sapevi?) ma ti assicuro che un linguaggio semplice non ti renderà meno professionale. Anzi, dimostrerai di essere competente e di riuscire a trasmettere ciò che sai anche a chi non è esperto come te.

 

La paura di essere giudicati

Questa forse è quella che spinge più in profondità, che ci preme sullo stomaco e ci fa pensare ogni volta “e se scrivo questa cosa e poi non piaccio? Se perdo dei lettori, dei fan, dei potenziali clienti?”.

Lo so, non è facile affrontare questo timore. Ma per uscirne dobbiamo tenere presenti alcune cose:

non si deve piacere a tutti: non solo non si può, ma proprio non si deve. Vorrebbe dire non avere un’identità chiara, o peggio, non volersi esporre adattandosi a ciò che è opportuno esprimere a seconda della situazione;

esponendoci creeremo una bolla di persone simili a noi per sguardo, attitudine, valori, ed è lì che dobbiamo agire, è lì che lavoreremo. Il nostro pubblico ideale non potrà avere valori di base troppo diversi dai nostri – e non sto parlando di gusti specifici o di piccolezze, parlo proprio dei grandi ideali, di ciò che smuove il nostro cuore. Rendiamoli trasparenti, questi valori: ci aiuteranno a definire la nostra identità e ad avvicinare un target con cui saremo in sintonia.

 

Ecco, spero di esserti stata utile. So che non sempre è facile mettersi in gioco e raccontarsi, soprattutto attraverso le parole, ma se vorrai potremo farlo insieme, tenendoci per mano.

 

Intanto, se vuoi iniziare a migliorare la tua scrittura, c’è Glow, il percorso gratuito che ho creato per insegnarti a far brillare la tua scrittura: ti iscrivi?

 

(foto Debby Hudson on Unsplash)

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