Glow: non aver paura dei colori fluo e altre lezioni

glow, cosa mi ha insegnato

Glow: non aver paura dei colori fluo e altre lezioni

Mai come quest’anno la mia parola guida mi sta ispirando. Un po’ perché – diciamolo – mi impegno, un po’ perché alcuni suoi legami con il mio mondo e la mia quotidianità sono così evidenti che non vederli sarebbe impossibile.

Come ti avevo raccontato nell’ultima lettera dello scorso anno, la parola che ho scelto per il 2019 è Glow. O meglio, più che sceglierla l’ho incontrata e ho capito che rappresentava quello che vorrei voglio nei prossimi mesi: migliorare, brillare, crescere (poca roba, eh? Lo so, lo so).

Comunque.

Glow è anche il titolo di una serie tv di cui mi sono innamorata l’anno scorso e che mi ha insegnato diverse cose, piccole ma importanti: te le scrivo qui, così non le perdo e magari possono essere d’ispirazione anche a te.

 

Le grandiose lottatrici del wrestling

Glow racconta la storia di un gruppo di donne che decidono di partecipare a una trasmissione sul wrestling. Nessuna di loro è wrestler di professione, tutte hanno i loro motivi per voler stare lì e imparare a lottare – o a fingere di lottare, che comunque non è una roba facile.

Partono da zero, queste donne, e si fanno il mazzo.

All’inizio sono goffe, fanno fatica, ogni mossa da imparare sembra esageratamente difficile. Ma ci provano. Si impegnano. Come ti dicevo poco più su, si fanno il mazzo. E alla fine imparano: dopo tanti tentativi, dopo ore e giorni e settimane di allenamento, diventano brave.

Ecco, questa è la prima cosa che voglio ricordarmi: farmi il mazzo anche se all’inizio mi sembra che non ci riuscirò mai. Perché non è vero. Servono solo impegno, costanza e (tanto) sbattimento. Poi magari non sarò la più brava ma di sicuro sarò molto più avanti rispetto a quando ero partita. Quindi yeah.

 

Non aver paura dei colori fluo

Letteralmente e non, baby.

Glow è una serie davvero tanto (tanto) anni ’80. Nel mood, nelle ambientazioni e nell’estetica, quindi non ti sarà difficile immaginare che i colori fluo la fanno da padroni. E se all’inizio ammetto che è stato una specie di shock visivo, piano piano mi hanno fatto pensare che insomma, perché no?

Il fatto è che per me il colore acceso – che sia fluo o no – è un po’ simbolo dell’alzare la mano e farsi notare, che è una cosa che mi fa abbastanza paura. Perché poi chissà cosa succede.

Beh ecco, mi sa che dovrò iniziare a fare spazio a questi colori, a questa modalità di stare nel mondo. Eliminare un maglioncino grigio per fare spazio a una camicetta gialla, per dire. Metaforicamente ma anche no.

 

E poi lanciati, con quello che hai

Le grandiose lottatrici del wrestling non hanno aspettato di essere bravissime per iniziare, non avevano neanche il tempo di perfezionare la tecnica in tempo per andare in scena la prima volta. E questa è una cosa che cerco di ripetermi spesso ma che si scontra con tante cose: la paura di fallire, di commettere degli errori, di fare una brutta figura. Però me lo voglio ricordare perché le volte che ho aspettato che un progetto fosse perfetto prima di lanciarlo è finita che il progetto è stato lanciato… mai. Che sta ancora lì in un cassetto, in un file Word, in un quaderno sprofondato sotto chissà quanti altri quaderni.

Quindi via, ci si prepara bene ma senza aspirare a una perfezione tanto impossibile da raggiungere quanto pericolosa da desiderare. Si fa il meglio che si può e poi bon, si va e man mano aggiusteremo il tiro.

Si va in scena, baby. Subito. Vestite fluo.

 

(foto Paola Galimberti on Unsplash)

Non ci sono commenti

Lascia un commento