fbpx

Ecologia delle parole e brand storytelling

ecologia delle parole e brand storytelling - nella foto, una matita rossa, un foglietto a righe con la scritta "hello", un temperamatite e lo scarto che ci dice che la matita è appena stata temperata

Ecologia delle parole e brand storytelling

Prima di entrare nel vivo del concetto di “ecologia delle parole”, vorrei fare una premessa che riguarda il brand storytelling e la sua capacità di impattare su un ambiente molto più ampio rispetto a ciò che immaginiamo.

Mi spiego: di solito, quando parliamo di brand storytelling ci soffermiamo su elementi che vanno dal business al marketing, dalla comunicazione alla scrittura dei contenuti. E va bene, sono tutti fattori connessi alla narrazione di un brand ma, nello stesso tempo, sarebbe importante allargare un po’ lo sguardo e imparare a considerare anche gli effetti che quella narrazione ha sul contesto più ampio in cui viene inserita e nella quale agisce.

Per farlo, partirei da qui:

 

Crediamo nell’ecologia delle parole: chi le usa per lavoro ha la responsabilità di chiedersi che mondo sta contribuendo a creare.

(Scrivi e lascia vivere – V. Di Michele, A. Fiacchi, A. Orrù)

 

Chi scrive, anche per raccontare e promuovere la propria attività, deve essere consapevole che le parole con le quali trasmetterà il suo messaggio parteciperanno a costruire un determinato mondo piuttosto che un altro – comprensibile o criptico, accogliente o esclusivo, aperto o escludente.

Il nostro è un cervello narrativo. Questo significa che usiamo le storie per dare un senso al mondo, per attribuire significato alle cose che viviamo e per decidere come reagire. E le storie sono fatte (anche) di parole: per questo sceglierle non è mai un atto neutro, ma è un passo verso la costruzione di un preciso immaginario.

 

Cos’è l’ecologia delle parole

Quindi, quando parliamo di ecologia delle parole, possiamo considerarla come la scelta di un certo linguaggio, di parole precise, di strutture di testo che serviranno:

  • da un lato a creare la nostra storia (la storia del nostro brand o progetto) e a farla crescere;
  • dall’altro a costruire l’immagine e l’immaginario di un mondo, che avrà un impatto preciso sulle persone che lo incontreranno.

 

Come si agisce, una volta che si è consapevoli di questa responsabilità?

Intanto facendo in modo di ricordarcela ogni volta che progettiamo uno storytelling e, più nello specifico, un testo. E poi trasformando questa consapevolezza nella scelta di parole che:

  • ci rappresentano, sono coerenti con la nostra identità e con la voce che vogliamo trasmettere;
  • sono efficaci rispetto agli obiettivi di branding ai quali stiamo lavorando (e che quel testo contribuirà a raggiungere);
  • non escludono o discriminano nessuna persona – testi che possiamo definire “aperti”, percepibili e comprensibili.

 

Se vuoi approfondire, ti lascio il link a un articolo che parla di testi ad alta leggibilità.

 

Le domande da farsi quando si scrive

Concretamente, nel momento in cui passi dalla progettazione del testo alla scrittura vera e propria – quindi alla scelta delle singole parole – ci sono alcune domande che puoi farti per assicurarti che il contenuto a cui stai lavorando sia aperto e non escludente. Te le lascio qui sotto: puoi salvartele e usarle come check-list le prossime volte che lavorerai a un testo per la tua comunicazione.

 

1) Chi può capire questo testo?

Parti sempre dalle caratteristiche del tuo pubblico di riferimento ma poi fai un passo in più e chiediti se ci sono sottogruppi di quel pubblico che potrebbero avere difficoltà (fisiche, cognitive, di attenzione) nella comprensione di ciò che stai scrivendo.

Per esempio: una persona molto stanca può capire questo paragrafo o è meglio che lo spezzi in due, per alleggerirlo? Una persona che ha una soglia di attenzione molto bassa come si sentirà davanti a un blocco di testo senza agganci visivi (grassetti, elenchi, frasi in evidenza)? C’è qualcosa che posso fare per facilitarle la lettura?

 

2) Chi sto escludendo?

Premessa: non scrivi per chiunque ma per un gruppo ben definito (il tuo target ideale, che devi conoscere al meglio) però fai in modo che, di questo gruppo, nessun componente sia tagliato fuori.

Per esempio: se si tratta di un gruppo di genere misto, cerca di strutturare le frasi in modo che siano automaticamente inclusive – invece di scrivere “Grazie per esserti iscritto alla newsletter” puoi optare per “Grazie per aver scelto di ricevere la mia newsletter”.

 

3) Come sto rappresentando le persone narrate?

Se nel testo che scrivi parli della tua clientela ideale, chiediti sempre se la stai descrivendo in modo onesto e soprattutto se la narrazione si fonda su qualche stereotipo.

Per esempio: se parli di persone giovani, fai attenzione a non cadere nel pregiudizio secondo cui sarebbero superficiali o svogliate.

 

Ogni parola che scegli è un mattoncino con il quale costruisci una visione del mondo.

 

I tuoi testi – anche quelli con un obiettivo business – possono contribuire a creare un immaginario, e quindi un ambiente reale, più aperto e rispettoso.

Certo, non è un lavoro semplice né veloce. Ma ti assicuro che può avere un impatto grande.

Se vorrai, ci lavoreremo insieme: sappi che ne sarei felicissima.

 

In più, per te, un percorso gratuito per imparare a dare più efficacia e più splendore ai tuoi testi: si chiama Glow e ti puoi iscrivere qui.

 

(foto Natalie Kinnear on Unsplash)