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Come si fa l’analisi emozionale del target (e perché è importante)

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Come si fa l’analisi emozionale del target (e perché è importante)

Uno degli errori che più spesso vedo compiere da chi vuole portare avanti una comunicazione professionale è non lavorare in modo abbastanza approfondito sullo studio del target.

Per prima cosa facciamo una premessa, tanto banale quanto necessaria: la comunicazione non è un monologo, se vogliamo che il nostro storytelling ci porti da qualche parte – tradotto: raggiunga determinati obiettivi – dobbiamo strutturarlo in base a chi vogliamo che siano i destinatari dei nostri contenuti.

Questo per dirti che se vogliamo “scrivere per noi stesse, quello che ci va, quando ci va” forse è meglio che iniziamo a tenere un diario ma ecco, non riportare questo atteggiamento in una comunicazione business perché è il primo passo per non arrivare da nessuna parte.

Quindi: sapere che dovremo rivolgerci a qualcuno di specifico è il primo passo, ma poi cosa si fa? Come si individua il pubblico ideale?

 

La base: caratteristiche socio-demografiche e interessi

Per cominciare fai quello che di solito – erroneamente – è l’unico passaggio che si fa: descrivere le caratteristiche socio-demografiche e gli interessi delle persone che immagini essere parte della tua clientela ideale:

  • sono maschi, femmine, entrambi?
  • Quanti anni hanno?
  • Dove vivono, che lingua parlano?
  • Che tipo di lavoro fanno?
  • E nel tempo libero? Cosa amano fare, quali interessi hanno?
  • Che tipo di contenuti e informazioni cercano online? E online dove, su quali canali?

 

Ecco, queste sono alcune delle domande da porti quando devi costruire il target della tua comunicazione.

Il fatto è che spesso ci si ferma qui, al “chi sono” e “cosa fanno” le persone che voglio raggiungere ma in questo modo si perde di vista una parte fondamentale del lavoro.

 

Il secondo passo è l’analisi emozionale

Il passaggio in più che invece ti chiedo di fare è l’analisi emozionale.

Come si fa l’analisi emozionale del pubblico ideale? Concentrandosi non tanto sulle sue caratteristiche ma su tutto quello che concerne il suo aspetto più interiore: se prima ci siamo concentrate sul “chi è”, adesso lavoriamo sul “cosa prova”.

Alcune delle domande che puoi farti per creare il profilo emozionale del tuo pubblico sono queste:

  • che cosa fa emozionare la mia cliente ideale?
  • Che cosa desidera nel profondo?
  • Quali sono i valori che determinano le sue scelte?
  • A che cosa aspira?
  • Che tipo di persona vuole sentirsi, che tipo di persona vuole diventare?

 

Qui come vedi stiamo scendendo di livello: dico “scendendo” e non “salendo” perché con la prima analisi siamo partite dalle caratteristiche che potremmo definire “di superficie”, mentre adesso andiamo a scavare, andiamo a vedere cosa c’è nel profondo di queste persone.

 

Perché è importante l’analisi emozionale

Fare questo passaggio, dalla superficie alla profondità, è fondamentale se vuoi davvero conoscere il tuo target e quindi fare le scelte giuste per quanto riguarda la comunicazione con cui lo intercetterai.

Infatti, se ci pensi, ognuno di noi prende la maggior parte delle decisioni spinto non solo da motivazioni razionali e obiettive, ma da ciò che “sente” a livello emotivo e istintivo.

Ti faccio un esempio: se scelgo di comprare un nuovo rossetto di un determinato brand molto difficilmente lo farò solo perché ho davvero bisogno di quel rossetto, ma anche solo perché mi piace quel colore. A influenzare la mia scelta c’è l’immagine di me con quel rossetto e come penso che mi farà sentire, e questi aspetti nella costruzione classica del target spesso non vengono considerati. Però hai visto come sono importanti nell’indurre una scelta?

 

Da oggi in poi, quindi, sul tuo target prova a lavorare così.

Certo, è un processo più lungo e complesso ma ti permette di impostare la tua strategia di comunicazione su una base molto più solida ed efficace.

 

A proposito di comunicazione, vai a vedere le risorse gratuite che ho creato per te: potranno essere i primi passi per migliorare il tuo racconto.

 

(foto Lacie Slezak on Unsplash)

 

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