Vademecum per riconoscerti su Instagram

identità su instagram

Vademecum per riconoscerti su Instagram

Instagram per me è una terra di mezzo. È lavoro perché lo uso per raccontare e promuovere la mia attività, è ispirazione perché ci trovo un sacco di idee interessanti, è vita perché lì ho conosciuto quelle che sarebbero diventate, nel tempo, amiche. Ma amiche-amiche, proprio.

Stare su Instagram vuol dire lavorare costantemente a un’identità, affinare una voce.

Non ce l’ho una ricetta valida per tutti – non esiste una ricetta valida per tutti – ma ti racconto come sto lavorando alla mia, di identità, e ti do qualche spunto per riguardare il tuo profilo e capire se ti somiglia.

 

Due cose che ho fatto negli ultimi mesi

L’anno scorso sono andata molto in crisi con Instagram. Mi ero bloccata, non mi sentivo abbastanza brava. Per fortuna questo blocco si è risolto – in realtà a volte ci casco ancora ma dura poco, ho imparato a scrollare le spalle e andare avanti nonostante l’incertezza.

Si è risolto, dicevo, ma c’era comunque una cosa che era rimasta incagliata, che mi faceva riguardare il mio profilo e pensare che non ero io, non del tutto.

I colori. Fino a qualche mese fa i colori delle mie foto erano tutti spenti. Sul momento mi sembrava che così le immagini fossero più eleganti ma poi, nell’insieme, raccontavano qualcosa in cui non mi riconoscevo. E allora ho cambiato. All’improvviso (cosa che mi ha fatto sentire in colpa ma chissene) ho iniziato a cambiare le tonalità delle mie immagini: colori più vivaci, più luce, più contrasto. Dopo qualche foto mi è sembrato di aver tolto una patina – non solo dal feed ma proprio da me. Dalla mia voce.

E poi ho cambiato le immagini di copertina delle storie in evidenza. E questa è una cosa piccolissima, praticamente minuscola, ma prima le guardavo e non ero io, adesso invece sono un pezzo coerente del mio racconto, una sfumatura che si accorda bene con tutto il resto.

 

Quello che puoi fare tu

Fai un esperimento. Apri il tuo profilo da computer, così non entrerà in gioco l’abitudine di guardarlo da telefono, e osservalo come se fossi un’altra persona.

Poi prova concentrarti su questi aspetti:

– l’insieme del tuo feed: sei tu? Sono i tuoi colori? Racconta cose che senti tue (e dell’attività che promuovi con questo canale, se usi Instagram per la tua comunicazione professionale)?

– apri un po’ di foto, non in ordine preciso, ma muoviti lasciando che sia la pancia a scegliere: che impressione ti lasciano queste immagini? Cosa dicono di te? Sono coerenti con il tuo racconto, nella sua complessità?

– poi leggi i testi: che effetto ti fanno le parole che hai scelto per accompagnare quelle foto? Sono troppe, troppo poche? Sono parole che avresti scelto anche se, invece di scriverle, avessi dovuto dirle ad alta voce? Ti rappresentano? E poi – che sembra superfluo invece è importantissimo – ti piacciono?

– mettiti in ascolto: che storia ti arriva da quella narrazione? Ha la tua voce?

 

Se ti va, scrivi le risposte. Saranno un ottimo punto di partenza per lavorare sulla comunicazione che fai su questo canale e soprattutto potrai usarle come termine di paragone per capire, nel tempo, come stai cambiando, se stai cambiando.

Le identità non sono mai statiche, nemmeno quelle dei nostri canali social. Si trasformano con noi, la cosa importante è racchiudere questa metamorfosi in un racconto coerente e comprensibile per chi ci segue.

Fai in modo che la narrazione che fai di te (e del tuo lavoro) ti assomigli. Scegliti, anche quando (ti) racconti.

 

(foto Rawpixel on Unsplash)

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