Valeria Zangrandi - scrittura, web e social | Tra stalker e mangiatori di like
A volte su Facebook fate cose che mi fanno dire un sacco di parolacce e adesso vi dico quali sono. E promettete di non farle mai più.
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Tra stalker e mangiatori di like

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Tra stalker e mangiatori di like

Un po’ di tempo fa vi ho raccontato che a me, i social media, all’inizio proprio non piacevano ma che poi mi sono innamorata e infatti, anche se a volte litighiamo fortissimo, lavorarci mi piace proprio tanto.

Anzi, non solo mi piace, ma mi viene proprio da dire delle parolacce quando vedo alcune cose brutte che fate su Facebook. E adesso vi dico quali sono.

 

I mangiatori di like | Quelli che l’attesa di un like è essa stessa un like

Lo sapete, vero, che non si vive di soli like? A volte sembra di no e fate cose che noi umani. Ma cos’è che non dovremmo fare, si chiederanno i miei piccoli lettori. Mo’ ve lo spiego.

Non ci si mette il like da soli col profilo aziendale. Che uno guarda e pensa “certo che ti piace, l’hai postato tu, ci mancava solo ti facesse schifo”. L’auto-like dal profilo aziendale sembra un pat pat-occhiolino-sguardo sexy fatto a se stessi e, sì, fa un po’ ridere. Quindi, va benissimo movimentare l’engagement del post, ma almeno fatelo col vostro profilo personale, sa meno di personalità multipla.

Non si chiede a ogni vostro nuovo contatto di mettere il like a tutte le pagine che gestite. E questo per due motivi. Uno: magari uno il like ve lo mette pure, ma se lo fa per amicizia (o per sfinimento) però non è in target con i contenuti della vostra pagina, poi pensate che interagirà con i post? Che comprerà i prodotti, si iscriverà alla newsletter, verrà a leggere gli articoli del sito che postate sulla pagina? Vediamo… no. Due: non è simpaticissimo ricevere una richiesta di contatto e subito dopo la notifica “Tizio ti ha invitato a mettere mi piace alla sua pagina”. È una roba che sguardo al cielo, sbuffo, chiudi-Facebook.

 

Gli stalker | Quelli che ci manca solo vi citofonino a casa

Forse si dovrebbe parlare più spesso della netiquette dei social: mi rendo conto che tante cose si danno per scontate ma di scontato non c’è mai niente quindi adesso ne parliamo e vi spiego come non ci si comporta.

Non si taggano a caso indiscriminatamente mille mila persone in un post in cui promuovete un evento, i saldi del vostro negozio, un’offerta del vostro albergo. Perché – e non cercherò di addolcirla – date fastidio.

Non si chiede l’amicizia a qualcuno per mandare subito dopo un messaggio privato con scritto “Ciao, ho questa pagina in cui pubblico le mie poesie, sentiti libera di commentarle o condividerle” seguito magari da emoticon-occhiolino. Ora, poeta del mio cuor, intanto non so neanche se le tue poesie mi piacciono e stai pure tranquillo che, in quel caso, te lo farò sapere. Ma così partiamo male, partiamo che mi passa subito la voglia di venire a leggere. E se la pagina parla di scarpe, prodotti per capelli, visite guidate o unicorni è la stessa cosa: non solo non è professionale, è proprio molesto.

Non si iscrivono a tradimento i vostri contatti nei gruppi che gestite. Anche qui: se i vostri amici un giorno si sveglieranno con la voglia di iscriversi, vi assicuro che faranno richiesta. Tranquilli, saranno capaci di pensarci da soli, abbiate fiducia nelle loro capacità. Se però non l’hanno fatto, un motivo c’è. Io, per esempio, che su Facebook ci lavoro, sono già sommersa di notifiche, mi ci mancano solo quelle di gruppi che non ho scelto di seguire. E, vi confido un segreto: è un sentimento diffuso pure tra chi su Facebook non ci lavora.

 

Tutto chiaro? Ok, mano sul cuore, naso arricciato, croce sugli occhi(*) e promettete di non farlo mai più. Mai più.

 

(*) questo giuramento l’ho inventato ma facciamo finta che è super serio, eh.

4 Commenti
  • GIö

    9 febbraio 2017 at 19:05 Rispondi

    Posso continuare a ridere ? Mitica tu.

    • Valeria Zangrandi

      9 febbraio 2017 at 19:40 Rispondi

      🙂 graciasss

  • Shalma

    8 febbraio 2017 at 8:20 Rispondi

    Saggi pensieri, parole sante.

    • Valeria Zangrandi

      8 febbraio 2017 at 8:27 Rispondi

      Grazie, Shalma! 😊

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