Valeria Zangrandi - scrittura, web e social | Tra scatoloni e call center
Sto traslocando. E, intanto, ho imparato due cose che potrebbero essere molto – ma molto – utili al mio lavoro da freelance.
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Tra scatoloni e call center

cosa sto imparando grazie al trasloco per il mio lavoro da freelance

Tra scatoloni e call center

Oggi in programma ci sarebbe stato un altro articolo ma sta succedendo una cosa che mi sta facendo un sacco pensare. Sto traslocando. E, intanto, ho imparato due cose che potrebbero essere molto – ma molto – utili al mio lavoro da freelance.

 

Tutta questa roba non ti serve

Da quando io e il mio compagno abbiamo iniziato le grandi manovre del trasloco, c’è una cosa che mi sto chiedendo di continuo: “Ma davvero ti servono tutte queste cose?”.

E guarda che in generale non sono un’accumulatrice – a parte di libri, cartoline, bottoni e conchiglie. A ogni cambio dell’armadio mi libero dei vestiti che penso non metterò più, lenzuola e pentole sono contate, i soprammobili non mi piacciono e tengo solo le cose che hanno una storia. Eppure.

Eppure quando sei lì che riempi scatole e valigie ti sembra di avere troppo. E forse non è solo una sensazione, quindi inizi a liberarti di quello che tenevi perché non dava fastidio e non perché davvero lo volevi.

Questa cosa mi sa che andrebbe fatta proprio in generale, nella vita. Ma anche nel lavoro, ogni tanto riguardare quello che offriamo e chiedersi “questo servizio lo tengo perché non mi dà fastidio o ci credo ancora?”.

E liberare, fare spazio.

 

Prendi a testate i problemi

Un trasloco senza imprevisti è credibile come una mattina in posta senza coda in giorno di ritiro della pensione.

E infatti tu fai i tuoi calcoli e programmi ogni cosa per bene ma poi le piastrelle della cucina minacciano l’esplosione, la doccia perde, le zanzariere si sbriciolano e Santa Ikea ha le squadre di montatori impegnate per i prossimi quarantordici giorni.

E allora? Allora fai un bel respiro e fai partire la Squadra Soluzione Problemi. Il mio ruolo nella squadra è quello del Primo Momento di Sconforto, che però dopo poco passa a quello del Martello Telefonico. Mi metto al telefono e chiamo, richiamo, prendo appunti, incrocio le agende e gli impegni e non mollo fino a quando non abbiamo risolto. Magari dopo abbondanti parolacce, ma risolto.

E questa determinazione, nel mio lavoro ce la metto? Forse sì, ma non così tanta. Ho un bel po’ di margine di miglioramento, ecco.

Che se imparassi ad affrontare i problemi del lavoro come faccio con gli idraulici e i muratori di casa nuova, potrei proprio fare un giga passo avanti.

E mi ci impegnerò. Promesso.

 

Nel frattempo continuo a inscatolare, spostare e sistemare. Seleziono, butto, risolvo.

Ah, e mi preparo per il 25 novembre, quando sarò alle Officine OnOff per scrivere.com, il mio corso in classe di scrittura web.

Ci vediamo lì?

 

(foto Brooke Larkon Unsplash)

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2 Commenti
  • Eleonora

    17 novembre 2017 at 20:23 Rispondi

    A maggio ho traslocato anche io e sono d’accordo con te. Inscatolare ti fa riflettere, studiare, cambiare. Ti deprime e ti rende felice. Ti stravolge.
    Poi passa e arriva una grande ventata di libertà. Nel lavoro serve, perché ti insegna a fare pulizia con metodi e clienti come fossero una casa da cambiare. O almeno, questo è successo a me.

    • Valeria Zangrandi

      20 novembre 2017 at 8:31 Rispondi

      È proprio vero, ti stravolge. Ma in positivo, almeno a me. È una stanchezza bella, la stessa (no dai, un po’ più fisica) di quella che provo quando rivedo (e seleziono) lavori e clienti.

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