Valeria Zangrandi - scrittura, web e social | Segni particolari: donna, freelance e zero competizione
Post personale, che parla di lavoro e dell’essere donna. Se non vi va di leggere, premete “skip”. Per chi resta: mettetevi comodi, che vi racconto.
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Segni particolari: donna, freelance e zero competizione

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Segni particolari: donna, freelance e zero competizione

Avvertenza per i naviganti: questo è un post un po’ (tanto) personale, che parla di lavoro e dell’essere donna. Di me, ma magari pure un po’ di voi. Quindi, se non vi va di leggere, amici come prima: premete “skip” e ci vediamo la settimana prossima. Per chi resta: mettetevi comodi, che vi racconto.

 

Il difficile | Quando sembri “solo una ragazza”

Ho un corpo piccino, sono alta unoecinquantacinque e ho una faccia che mi fa sembrare più piccola della mia età. Non metto i tacchi (non sono capace, mi fanno male i piedi, ho paura di cadere) e non mi vesto da donna in carriera (mi sentirei a disagio, non sarei io, mi godo il lusso di non avere uno standard di abbigliamento da soddisfare).

Ecco, tutte queste cose insieme, unite al fatto che sono una donna, a volte mi hanno messa in una situazione che non mi è piaciuta. È successo poche volte, per fortuna, ma è successo.

Mi viene in mente una volta in particolare, freelance da poco, riunione con dei potenziali clienti in cui ero l’unica donna, l’unica sotto i 40 anni. Non è stata una riunione, è stato un continuo “sì ok, è il tuo lavoro, ma tu non sai come funziona il mondo”. “Sì ok, ma se su Instagram non metti due tette non funziona”. “Sì ok, ma adesso ti spieghiamo due cose noi”.

Finito il match, ero pure (ingenuamente) soddisfatta, perché mi sembrava di aver ribattuto a tutto in modo professionale e convincente. Ero sudatissima, eh, ma soddisfatta. Ovviamente non ho avuto il lavoro. Ovviamente è stato molto meglio così perché sarebbe finita presto e molto male.

 

Il bello | Quando lavoriamo insieme

In generale con gli uomini lavoro bene, ma con le donne lavoro meglio. Ci sto pensando tanto a questa cosa e ancora non ho capito il perché. Diciamo che sono arrivata a fare qualche ipotesi, non ho una risposta definitiva ma una cosa l’ho capita ed è questa: forse voglio dimostrare che quella storia che le donne vogliono farsi la guerra per forza è una roba veramente stupida, magari a volte succede ma spesso no e si può fare squadra benissimo e fare cose fighissime insieme.

Mi piace lavorare con le altre donne, mi piace da matti.

E stavo per scrivere “mi piace lavorare con le donne che non si mettono subito in competizione” ma è una frase sbagliata perché non mi piace lavorare con nessuno che si metta subito in competizione – che lo so, può essere un limite grosso, grossissimo, ma a me la competizione fa schifo. Se ci fosse un voto per la competizione io sarei sempre rimandata a settembre.

Ecco, questo bisognerebbe dirlo ogni volta, a tutti quelli che lo mettono in dubbio, che non sono le donne a essere iene tra loro, ci sono persone che sono iene con le altre e persone che non lo sono. Bon.

 

Ok, questo post molto personale finisce qui. Nessuna morale, nessun finale stratosferico. Ma avevo bisogno di raccontarvi queste cose, che in fondo il nostro lavoro (soprattutto questo lavoro) siamo anche noi. E io sono donna, freelance e zero competizione.

Ecco. E adesso buon 8 marzo.

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4 Commenti
  • Ilaria

    25 aprile 2017 at 14:01 Rispondi

    La mia esperienza personale dipende molto dai contesti specifici in cui mi sono trovata a lavorare, ma concordo con te nel dire che anche io ho difficoltà con le persone che vogliono mettersi in competizione. In un ufficio in cui sono stata quasi 2 anni eravamo tutte donne, con un referente uomo ed una donna (a distanza, noi lavoravamo in una sede e loro in un’altra regione, il referente uomo sporadicamente (ogni 3, 4 mesi) era in ufficio da noi) : fin da subito si è innescata una dinamica abbastanza pesante, che non era neppure di competizione ma di continui, costanti piccoli scontri, fomentati da questa persona senza che non ce ne fosse neanche necessità a livello professionale, visto che noi 4 impiegate facevamo cose diverse. Dopo questa esperienza mi sono trovata a lavorare in contesti quasi esclusivamente maschili, trovandomi molto bene, ed ammetto che una cosa delle dinamiche tra uomini mi ha colpito, ed è una costante (e lo ammetto a “malincuore” dall’alto del mio essere femminista) : può starci il disaccordo, la discussione, ma solitamente risolto il problema specifico X, anche in maniera dura, amici come prima, si relazionano con più serenità.
    Probabilmente, come anticipavo, dipende dai contesti e dagli ambienti di lavoro (quello in cui c’erano tensioni non funzionava per una miriade di motivi), ma è trend che ho personalmente notato spesso

    • Valeria Zangrandi

      26 aprile 2017 at 13:42 Rispondi

      Ciao Ilaria, grazie per questa riflessione! Sì, forse c’entra il contesto, forse c’entrano mille motivi, sicuramente può succedere che lavorare in un gruppo di donne sia difficile. L’importante, credo, è ricordarsi che a volte è difficile ma a volte no, che sappiamo anche fare squadra. Poi sì, sarebbe bello che questo avvenisse sempre, ma sempre in generale, e invece non è così. Io ammetto che finora sono stata fortunata con i team in cui mi sono ritrovata a lavorare, ma probabilmente non andrà sempre in questo modo.. E questa cosa dell’ “amici come prima una volta finito il disaccordo” è bella davvero, e possiamo riuscirci anche noi (noi donne, intendo).
      Grazie ancora per avermi raccontato! : )

  • Francesca

    13 marzo 2017 at 10:06 Rispondi

    Grazie Vale! Ormai leggo i tuoi articoli tutte le settimane e mi piace tantissimo seguirti!

    • Valeria Zangrandi

      15 marzo 2017 at 11:40 Rispondi

      Grazie a te, Fra!

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