Valeria Zangrandi - scrittura, web e social | Quella cosa spaventevole che amo tanto
Sto parlando del calendario editoriale del tuo blog, signora mia. Lo so che ti spaventa. Sai una cosa? Io lo amo, tantissimo. Giuro.
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Quella cosa spaventevole che amo tanto

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Quella cosa spaventevole che amo tanto

Sto parlando del calendario editoriale del tuo blog, signora mia. Lo so che ti spaventa, mi immagino mentre lo guardi da lontano e pensi che prima o poi dovrai affrontarlo e diventa sempre più poi che prima.

Sai una cosa? Io lo amo, tantissimo. Giuro. Dai, non fare quella faccia e distendi le sopracciglia aggrottate che ti spiego perché.

 

Uno | Il racconto di te

C’è una fase, all’inizio, quando lavoro con qualcuno per costruire il suo calendario editoriale, in cui mi metto lì e ascolto.

Facciamo finta che il blog sia il tuo, ok? Ecco, di solito funziona che ci sediamo e tu mi chiedi “da che parte cominciamo?” e io ti dico “raccontami di te”.

Ti chiedo come nasce il tuo blog, a che progetto è legato, se già hai iniziato a usarlo per raccontare qualcosa o se è un bel foglio bianco pronto per essere colorato. Poi ti chiedo la storia del tuo progetto, del lavoro che fai, i tuoi obiettivi, le tue paure. E alla fine parliamo anche un po’ di quella parte di te che non c’entra tanto con il blog né con il lavoro: cosa ti piace, cosa ti emoziona, chi ti ispira, cosa sogni.

Scriviamo tutto, per non perdere niente, perché anche se non sembra è tutto importante.

Ecco, non hai idea di che privilegio sia entrare nel tuo mondo, ascoltare il racconto di quello che sei e che vuoi comunicare con il tuo blog. Ascolto ogni parola e lascio che prenda la sua forma.

 

Due | I nodi tra le cose

Poi iniziamo a scrivere. Tutte queste cose che mi hai detto diventano segni su un foglio. Un foglio bello grande, di solito, perché mi piace che le parole abbiano il loro spazio, anche fisico, altrimenti non respirano.

Diamo un nome alle cose che mi hai raccontato, seminiamo idee e alla fine quello che ci troviamo davanti è una distesa di pezzettini di te, del tuo lavoro, dei tuoi obiettivi, dei tuoi progetti. Pezzettini del tuo presente e del tuo futuro.

E qui succede una cosa che fa impazzire. Qui io ti dico “adesso troviamo i nodi tra queste cose”. Le guardiamo un po’, meglio senza parlare troppo per non distrarci, e poi iniziamo a collegare parole, idee, frasi. I primi nodi sono un po’ più lenti a formarsi, quasi timidi, ma poi vedrai che andremo sempre più veloci, che i nodi a un certo punto sembreranno quasi intrecciarsi da soli.

Certo, ci saranno linee che, riguardandole, ci faranno dire “no, così non funziona” ma non fa niente, le scarabocchieremo per far finta di cancellarle. E ci saranno parole che non avranno un nodo con nessun’altra, che saranno rimaste sole, come piccole isole. Le lasceremo lì, poi capiremo cosa farne.

Alla fine di questo gioco di intrecci avremo le categorie del tuo blog. Più chiare di quanto tu riesca a immaginare adesso. E la magia non è ancora finita.

 

Tre | I nomi giusti, il tempo, le briciole di pane

E poi arriviamo alla terza fase. L’ultima, quella in cui mettiamo i puntini sulle i.

Iniziamo a riguardare le parole scritte e i legami che le uniscono. Ci soffermiamo un attimo sulle categorie, capiamo se ci convincono davvero, se ti rappresentano, se assomigliano a te e al tuo lavoro.

Poi ripeschiamo le parole e le trasformiamo in titoli. Le fermiamo in una data, come se ci preparassimo per un appuntamento. E così ci ritroviamo con un calendario pieno di idee, pronte per essere raccontate.

Però non finiamo qui. Ci aggiungiamo le briciole di pane, le tracce che non ti faranno perdere la strada. Perché magari passeranno mesi prima che tu scriva davvero quegli articoli, e se non ti ricordi più cosa intendevi con quel titolo? Lo scriviamo. Poche parole, giusto quello che ti serve per riprendere in mano il filo del discorso quando sarà il momento. Briciole di pane, ma scritte.

 

Di’ la verità: adesso non ti stupisce più che mi piaccia lavorare al tuo calendario editoriale, vero?

 

[foto Kelly Sikkema on Unsplash]

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