Valeria Zangrandi - scrittura, web e social | Quanto mi piace scrivere per gli altri
Quest'estate sono stata la voce online di Davide di Bike Food Stories e del suo viaggio. Sul blog ti racconto perché è stata una conferma importante (oltre che un po' una fatica).
copywriting, scrivere, bike food stories, blog
21888
post-template-default,single,single-post,postid-21888,single-format-standard,ajax_fade,page_not_loaded,,select-theme-ver-4.6,wpb-js-composer js-comp-ver-5.4.4,vc_responsive

Quanto mi piace scrivere per gli altri

scrivere copywriting bike food stories

Quanto mi piace scrivere per gli altri

Nel mio lavoro ci sono due grandi cose che faccio: mi occupo di social media management e scrivo per gli altri. E sì, mi piacciono tutte e due ma oggi volevo raccontarne una in particolare perché diciamo che mi ha tenuto compagnia durante le pseudo-vacanze d’agosto (“pseudo” perché no, non ho fatto vacanze, ma prometto che recupererò il prima possibile).

Questa cosa che voglio raccontare è lo scrivere per gli altri. Che è una figata.

Ok, prima faccio una premessa così vi spiego com’è nata questa collaborazione agostana.

 

Antefatto

Da febbraio lavoro in un coworking e in questo coworking ho conosciuto Davide, che in realtà ha lasciato la sua postazione dopo poco ma quel poco è bastato perché si creasse un nodo.

Davide è un gastronomo che si occupa di turismo in bicicletta: accoglie i turisti che vogliono scoprire Parma e il suo territorio pedalando, e intanto li accompagna a esplorare i sapori, i piatti tipici, i gusti della zona. Bike Food Stories, questo è il progetto di Davide.

Un giorno di inizio estate Davide passa in coworking e mi racconta di un’idea che gli è venuta. È un’idea da matti. È un’idea bellissima: partire da Parma e arrivare a Santa Maria di Leuca, in bicicletta, fermandosi a ogni tappa per conoscere i produttori e i sapori dei territori che attraversa. Mi racconta che farà questa cosa con Gianluca, un altro gastronomo, e che sarebbero partiti a inizio agosto.

“Ma questa cosa la racconti sul blog, vero?” gli chiedo.

“Mi piacerebbe, ma in viaggio non ho tempo”.

 

Il racconto

E allora succede che ci penso un attimo – qualche giorno, in realtà – e poi decido che non possiamo lasciare che un racconto così si perda, che nessuno trasformi in parole questo viaggio.

Torno da Davide e gli faccio una proposta. Voglio essere io la sua voce online. Voglio raccontare io il suo viaggio: ascoltare cos’hanno visto e fatto durante il giorno, scriverlo e fare in modo che venga letto.

Facciamo presto a decidere che sì, questa cosa si fa. L’organizzazione sarà semplice: ogni sera Davide mi manderà una registrazione in cui mi racconta la giornata – i chilometri percorsi, i sapori assaggiati, i produttori intervistati, ma anche gli inconvenienti, le soluzioni improvvisate – e mi invierà delle fotografie. Da lì sarebbe partito il mio lavoro: trascrizione, scrittura e messa online. Per 15 giorni, la durata del viaggio.

E così abbiamo fatto. Tutti i giorni ho ascoltato i loro racconti, preso appunti, fatto ricerche – che come cacchio si scrivono i nomi di certi formaggi?! – e poi raccontato sul blog di Bike Food Stories le tappe del viaggio. Una per una. Giorno per giorno.

 

Quindi?

I 15 giorni di scrittura non sono stati semplicissimi. Insomma, era agosto anche per me, c’erano dentro sabati, domeniche e ferragosto, ma mi ero presa un impegno e volevo fare un buon lavoro.

Ora, nonostante un po’ di fatica, la cosa più importante che ho scoperto è stata una conferma: scrivere per gli altri mi piace. Ma mi piace da matti. Mi piace perché è una sfida, mi piace nonostante a volte sia difficile, mi piace anche se ogni tanto fa proprio sudare e dire qualche parolaccia.

Ho ascoltato questi due ragazzi tutti i giorni, ho trascritto le loro parole, sentito i progressi del viaggio chilometro per chilometro, assaggio per assaggio, e ho capito che raccontarlo è stato un privilegio, come seguirli da molto vicino, tanto che alla fine, all’ultima registrazione, mi sono pure un po’ commossa perché era come se quei mille e passa chilometri li avessi fatti anch’io. Senza pedalare, ovvio, ma diventando la loro voce.

Ho scelto le parole, le virgole, gli spazi di silenzio. Ho trasformato il mio modo di scrivere in uno stile che fosse coerente con il blog di Davide. Cambiando pelle, in un certo senso.

Che la scrittura è – anche – trasformazione. Che mi piace da matti l’ho già detto?

Non ci sono commenti

Lascia un commento