Valeria Zangrandi - scrittura, web e social | Paura Palla Al Piede e Paura Lampo e Tuono
Due cose che ho imparato sulla paura.
freelance, vita da freelance, uscire dalla bolla, paure, insicurezze
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Paura Palla Al Piede e Paura Lampo e Tuono

Paura Palla Al Piede e Paura Lampo e Tuono

In questo periodo sto riflettendo tanto sulle paure, sarà che ho avuto qualche momento di insicurezza legato proprio al mio lavoro – a come sono io, nel lavoro – e allora mi sono messa lì e ci ho ragionato su.

Non ho avuto grandissime rivelazioni, eh, ma una cosa l’ho capita ed è questa: possiamo dare tanti nomi alle paure – dubbi, insicurezze, blocchi, tentennamenti, ansie, insomma tutti quelli che vogliamo – ma in generale si possono dividere in due: quelle che ti bloccano e quelle che ti fanno scattare.

Poi ho capito un’altra cosa, e dopo ti racconto anche quella.

E giuro che con oggi – e almeno per un po’ – basta con gli articoli tristoni, si torna a parlare di cose belle, professionali, salterine.

 

Paura Palla Al Piede e Paura Lampo e Tuono

Come ti accennavo poco fa, ho imparato che le paure sono di due tipi.

C’è la Paura Palla Al Piede (PPAP) che è quella che, quando la senti arrivare, ti fermi. O meglio, ti blocchi. È come se i piedi mettessero radici e queste radici andassero sempre più in profondità – ma velocissimo, eh – e in un attimo tu sei immobile. Con la tua paura.

La PPAP è anche quella che, se sul corpo agisce come una super colla che ti àncora al suolo, sul cervello fa pure più danni perché appiccica tutto. E cosa succede quando si appiccica tutto? Eh, succede che i pensieri vanno in loop, baby. Si rimugina. E rimuginare è una cosa che mica ti fa uscire da uno stato ansioso, anzi, fa crescere ancora di più le radici che già ti stavano spuntando i piedi.

Insomma, per sintetizzare: la PPAP è un disastro. E uno schifo. Uno schifo disastroso.

 

Poi c’è la Paura Lampo e Tuono (PLT) e per capirla ti chiedo di immedesimarti un attimo in me – signore e signori, ecco il mio momento di egocentrismo quotidiano.

Comunque. Quando sono in giro e si avvicina un temporale io mi agito. È una cosa che mi porto dietro da sempre, l’eredità emotiva di una nonna meravigliosa ma terrorizzata dai temporali.

Dicevamo. Sono in giro, inizio a vedere lampi e sentire tuoni, il cielo si fa nero nero, il temporale si avvicina. Io ho paura ma è una paura che mi fa muovere tantissimo, perché devo essere veloce e arrivare a casa o almeno in un luogo sicuro (vabbè, a casa).

La PLT quindi è una paura che fa muovere. Che invece di ancorarti i piedi a terra ti dà degli spintoni e intanto ti dice “dai dai dai, troviamo una soluzione che così non va bene”.

Ecco, la PLT non è che sia una pacchia, però fa reagire. Quindi evviva.

 

Trasforma la PPAP in PLT

Questa è l’altra cosa che ho scoperto sto imparando: la PPAP si può trasformare in PLT e a fare quella trasformazione siamo noi.

E come si fa?

Mettendoci a correre prima che spuntino le radici. Tagliandole. Strappandole. Immaginando il tuono più forte che ci sia, così forte da farci mettere in moto. E una volta che abbiamo iniziato a muoverci, vedrai che anche quella cosa appiccicosa che bloccava il cervello si scioglie e i pensieri in loop diventano idee, voglia di fare cose, tentativi di soluzione.

Quindi ecco, mi sa che ho capito – no, sto imparando, alla veneranda età di 36 anni – che possiamo essere noi a decidere che tipo di paura è quella che ci prende. Se è una palla al piede che ci blocca lì dove siamo o se è un tuono che ci fa correre, reagire, improvvisare.

 

Che poi io ti ho raccontato queste cose perché nelle settimane passate ho avuto un po’ di insicurezze sul mio lavoro ma secondo me è una cosa che si può abbastanza generalizzare. Certo, ci sono cose grosse che capitano e che complicano tutto ma a volte ci facciamo bloccare anche da cose piccole, le facciamo diventare una palla al piede quando potrebbero essere un lampo che ci fa attivare il cervello e ci fa correre.

 

Si può sempre scegliere. Non quello che ci capita, ma come reagire sì.

Quindi dai, molliamo la palla al piede. Corriamo.

 

(foto Andrii Podilnyk on Unsplash)

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