Valeria Zangrandi - scrittura, web e social | Onora Santa Grammatica
Se scrivi, i comandamenti di Santa Grammatica li devi sapere. Non ci sono scuse. Te lo spiego in un post spinoso ma necessario.
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Onora Santa Grammatica

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Onora Santa Grammatica

E dopo il post acido sulla necessità (morale ma soprattutto concreta) di leggere per scrivere bene, è arrivato il momento di un post punzecchiante che aspettavo da quando ho iniziato a preparare il calendario editoriale: quello in cui ti dico – e qui mi devi immaginare con con espressione serissima e tono solenne – di onorare la grammatica.

 

La premessa | No, non sto esagerando

E lo dico subito perché magari, leggendo “onora”, avrai pensato “madò, addirittura”.

Sì, addirittura. Guarda, è proprio la base, da lì non si scappa: se scrivi, a maggior ragione se lo fai per lavoro, le leggi di Santa Grammatica devi saperle. Devi saper coniugare i verbi, mettere le virgole al posto giusto, non inventarti apostrofi né ucciderne altri, azzeccare le maiuscole e gli accenti.

Ah, lo so, detto così sembra facile.

(“Figurati se non so mettere le virgole. Se non conosco il posto degli apostrofi, la direzione degli accenti”).

È che sembra talmente facile che si dà per scontato. Che tutti pensiamo di saperle, le leggi di Santa Grammatica, e invece no, io vi spio e vi assicuro che tante volte non le sapete.

 

Il fulcro agitato spinoso | Cose che mi fanno impazzire

No, non in senso positivo. Magari, eh, e invece qui voglio elencarti le cose che più mi infastidiscono quando leggo (*). Gli schiaffi a Nostra Signora della Scrittura.

Tipo quando, soprattutto sui social, mettete gli apostrofi al posto degli accenti. Magari su una pagina professionale. Ché tanto su Facebook leggono tutti di corsa. Sì, leggeranno pure tutti di corsa, ma su una pagina professionale non ci sono scuse che tengano.

Tipo quando scrivete “soggetto virgola verbo”. “Noi, siamo stati lì la settimana scorsa”. Quante parolacce, amici belli. Quante parolacce. Oh, poi a volte va pure bene, quando si deve enfatizzare che proprio noi ci siamo andati, e magari voi no e vorremmo farvelo pesare, ma nel 99% dei casi no, la virgola tra il soggetto e il verbo no. Si amano, soggetto e verbo, lasciateli vicini, su.

O quando mi scombinate gli accordi. “La maggior parte dei testi sono fatti così”. Suona male peggio di una chitarra scordata.

E chiudo con una cosa che non è proprio sbagliata, ma un conto è se scrivete per un ente super istituzionale burocratico incravattato, ma altrimenti, per il bene degli occhi di chi vi legge, potete pure farne a meno. Le “d eufoniche” come piovessero. Ed allora. Esterno ed interno. Proviamo ad immaginare. Siate morbidi. Siate leggeri. Lasciate che le parole suonino, sono così belle quando scivolano.

 

La conclusione | L’aggravante e la promessa

Ovvero: chi pensa di saper scrivere e invece.

Il fatto è che siete in tanti che un dubbio mai, manco a piangere. Invece i dubbi fanno così bene quando si scrive. Fatelo un controllo, ogni tanto. Così, per sport.

Dai, basta poco per onorare Santa Grammatica. Quindi adesso promettete che non la maltratterete mai più.

Forza, mano sul cuore e sguardo da giovane marmotta: “lo prometto!”.

(E occhio che vi controllo).

***

(*) ho detto “infastidiscono”: poi ci sono cose che mi fanno urlare – quelle gravi, per capirci – ma magari le elenchiamo un altro giorno, eh?

2 Commenti
  • Luisella

    22 novembre 2016 at 17:07 Rispondi

    Che bel post punzecchiante!

    • Valeria Zangrandi

      22 novembre 2016 at 17:50 Rispondi

      Grazie! Ogni tanto una punzecchiata ci vuole, no? 😉

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