Valeria Zangrandi - scrittura, web e social | Ma con chi stai parlando?
Più leggo e più mi viene un dubbio: prima di metterti a scrivere, ti chiedi a chi stai parlando? Che non è proprio una cosa secondaria, eh.
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Ma con chi stai parlando?

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Ma con chi stai parlando?

No, non adesso: quando scrivi. Perché più leggo e più mi viene un dubbio: prima di metterti a scrivere, ti chiedi a chi stai parlando? Che non è proprio una cosa secondaria, eh. Eppure vedo cose. Ma cose che mah.

 

Dolly’s world | Quelli che parlano a un mondo di cloni

C’è chi – io li immagino con camice bianco da scienziati e circondati da alambicchi fumanti – scrive per una platea di suoi cloni. Perché nessun altro potrebbe capirli. Perché nessun altro riuscirebbe a star dietro ai salti concettuali, alle conclusioni presentate come chiarissime ma che in realtà chiarissime non lo sono mica tanto, ai riferimenti che fanno tanto strizzatina d’occhio (ma a chi? A chi?).

La triste verità è che molto spesso questi cloni esistono solo nella fantasia dello scrittore. Nessuna Dolly tra i nostri lettori, gente. Nessuna Dolly.

Ufficio complicazione | Quelli che parlano solo agli specialisti

Poi c’è chi scrive robe tecnicissime, piene di sigle, acronimi, messaggi in codice. E se queste robe tecnicissime le scrivono su siti di settore, va pure bene. Il fatto è che a volte – spesso – le scrivono su siti o blog di divulgazione, magari pure sui social. Sui social! Il posto meno tecnico e specialistico del mondo. Come se gli unici lettori esistenti fossero gli espertoni del settore. Indovinate un po’? Così non funziona.

Se vi capisce un lettore su dieci, quei testi non sono buoni, non sono efficaci. Magari sono corretti, completi, accurati. Ma se sono incomprensibili, a che servono?

 

Elenco dispersi | Quelli che non si capisce a chi parlano

E poi c’è chi parla… boh. Non si capisce. A volte sembra parlino a qualcuno in particolare ma di non ben identificato, altre a se stessi, altre ancora ai potenziali clienti e poi agli influencer e poi ancora a un gruppetto di amici che si conoscono dalle medie.

Questi, quando li leggete, finisce che vi gira la testa o, se vi va bene, che siete molto (ma molto) confusi. Perché sperimentare un minimo lo stile va bene, ma magari sperimentate prima. Quando andrete online, se avrete già scelto la vostra voce ve ne saremo immensamente grati.

 

E quindi, come si fa?

Prima di scrivere – o meglio, prima di fare un piano di comunicazione – chiedetevi di chi saranno le orecchie che vi ascolteranno, gli occhi che vi leggeranno. Solo così sarete coerenti e troverete uno stile riconoscibile e soprattutto comprensibile per il vostro pubblico, che (ve l’assicuro) ne sarà felice e vi seguirà pure volentieri.

Lo so, non è mica facile trovare uno stile, una voce. Ma vi assicuro che ce l’avete, basta trovare la pazienza per immaginare chi ci leggerà, cercare il nostro modo di raccontare e sbattersi esercitarsi e vedere se funziona.

Ok, adesso cosa state aspettando? Dai su, che c’è chi aspetta di leggervi.

2 Commenti
  • Paoblog

    29 marzo 2017 at 10:26 Rispondi

    Concordo, soprattutto con l’Ufficio complicazione.

    • Valeria Zangrandi

      29 marzo 2017 at 10:27 Rispondi

      Ecco! : ))

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