Valeria Zangrandi - scrittura, web e social | Ma come parli? Le parole sono importanti!
Non siate cattivi con le parole. Non tagliuzzatele, non scegliete roba complicata e fateci capire cosa volete dire. Insomma, fate i bravi.
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Ma come parli? Le parole sono importanti!

le parole sono importanti

Ma come parli? Le parole sono importanti!

Sì, il titolo fa molto cazziatone di morettiana memoria(*) e se adesso state immaginando un articolo in cui vi faccio le menate su quanto è importante scegliere le parole con cura, ecco se state immaginando questo, avete ragione. Lo farò.

Sono carichissima, quindi preparatevi.

 

I social-pretenziosi | Quelli che “la complicazione è il mio mestiere”

Che quando si usano parole semplici funziona meglio, l’ho già detto anche qui: un linguaggio troppo tecnico non vi fa sembrare dei fighi, anzi – chi sa bene una cosa, sa anche spiegarla in modo facile, senza tecnicismi inutili.

Ma c’è un altro aspetto da considerare. Mettetevi nei panni di chi vi sta leggendo. Fate finta di trovarvi davanti a un post di Facebook lunghissimo e pieno zeppo di parole difficili, con incastri lessicali che manco Joice e figure retoriche come se piovessero. Scommettiamo che la reazione sarebbe un “seee, vabbè”? Ecco, se vi piace far scappare i vostri lettori, avanti così. Altrimenti proviamo scrivere cose che non facciano venire il mal di testa, ok?

 

I torturatori | Quelli che “vieni qui, parolina” e poi zaaac!

Io manco pensavo fosse possibile ma ci sono pagine aziendali che pubblicano cose così: “Solo per oggi qs offerta!”, “Ke giornata d sole!” o, in caso di pioggia, “Visto ke il tempo non migliora, consoliamoci cn qlc dolcetto”.

Ma perché? Dai, veramente non avete il tempo di scrivere tutte le lettere? E lo so che nella maggior parte dei casi sono pagine auto gestite in modo un po’ improvvisato però non vi sto chiedendo di essere Calvino, vi sto implorando di non maltrattare le parole. Soffrono, ve lo assicuro. Solo che hanno voci piccole piccole e non le riuscite a sentire. Non siate cattivi, trattatele bene.

 

Gli attori sperimentali | Quelli che “professione: pescatori di monologhi”

E poi c’è una questione che unisce social e siti e blog e probabilmente pure qualche newsletter. Chi scrive parlando da solo. E ce ne sono tanti, eh!

Sono i pescatori di monologhi: scelgono parole che, messe una in fila all’altra, hanno un senso che solo loro possono capire. Perché, a noi lettori, non danno il minimo appiglio per afferrarne il significato. Non un indizio, una strada di briciole di pane, un suggerimento che sia uno. Le parole ci sono tutte, prese singolarmente hanno pure un significato che capiamo, ma insieme – una dopo l’altra – ci sembrano un gioco di incastri astratto e complicatissimo.

E va pure bene, se è il tuo diario personale, amico pescatore. Ma se è qualcosa che metti online è perché – vado di immaginazione – vuoi che qualcuno quei testi li legga. E per leggerli, li leggiamo. Ma aiutaci anche a capirli: prendi le parole e mettile in un ordine che abbia un senso anche per noi. Che dal “mah” al “ok, mi hai stancato” il passo è veramente breve. E sì, è una minaccia.

 

Ecco, direi che ci siamo. E sono stata pure un sacco misericordiosa comprensiva, secondo me. Quindi, in sintesi: fate i bravi con le parole, ok? Fate i bravi.

 

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