Valeria Zangrandi - scrittura, web e social | Le bugie della scrittura
Questo articolo è un disvelatore di bugie. Di quelle che ci raccontano – ma soprattutto che ci raccontiamo – quando dobbiamo scrivere qualcosa.
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Le bugie della scrittura

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Le bugie della scrittura

Attenzione attenzione, questo articolo è un disvelatore di bugie. Di quelle che ci raccontano – ma soprattutto che ci raccontiamo – quando dobbiamo scrivere qualcosa.

Occhio che sono bugie pericolose. Non tanto in sé ma perché di solito le sottovalutiamo e, anche quando sappiamo che le cose non funzionano proprio così, ci sembrano innocue. E così ci fregano. Anzi, ci freghiamo.

Quindi adesso basta: le mettiamo in fila, impariamo a riconoscerle e promettiamo di non cascarci più.

 

Bugia n. 1: scrivo quando sono ispirata

E fu così che il blog in questione vide nascere i primi tre articoli, vicinissimi tra loro. E poi il nulla per mesi. Poi un altro articolo. E il vuoto cosmico.

Ah, l’illusione dell’ispirazione. Ce la raccontano come una specie di luce improvvisa, un’idea che arriva mentre facciamo tutt’altro – un’idea meravigliosa, ovviamente.

A volte funziona davvero così, eh. Tipo una volta su 100, però. Per tutto il resto del tempo, l’ispirazione, così come ce la raccontano, non esiste.

L’ispirazione va allenata, e anche la scrittura. È che sono come muscoli, più li facciamo andare e meglio funzionano.

A volte bisogna un po’ forzarli. All’inizio è difficile, lo so, e magari non solo all’inizio. Ma se vogliamo scrivere non possiamo farlo solo quando restiamo incantati dall’illuminazione di turno. Dobbiamo farlo sempre, a intervalli regolari, anche quando non ci va, anche quando ci sembra la cosa più complicata del mondo. Chiappe strette e via.

 

Bugia n. 2: so scrivere perché ero brava nei temi

Ehm, non funziona proprio così.

Certo, conoscere le regole di Santa Grammatica e saper argomentare bene è importante e da lì non si scappa. Diciamo però che è una condizione necessaria ma non sufficiente per scrivere bene anche online.

Il fatto è che sul web ci sono regole diverse rispetto al mondo della carta (e dei temi delle superiori) e conquistare il lettore è un attimo più complicato. Così come piacere a Google, cosa da non sottovalutare se vogliamo che i nostri testi siano trovati nel gigantissimo mare dell’internet.

Quindi non lasciamoci cullare dal ricordo dei bei voti in Italiano ma continuiamo a studiare, aggiorniamoci e concentriamoci su quello che si deve fare per scrivere un testo che non sia solo bello ma che funzioni, che sia “buono”. Che abbia contenuti di qualità e che li sappia organizzare nel modo migliore anche visivamente, per non stancare gli occhi di chi ci legge e accompagnarlo fino alle ultime parole del nostro articolo.

 

Bugia n. 3: per essere credibile devo usare un linguaggio serio

Beh, mica sempre. A volte è indispensabile, ma dipende dove scrivi e per chi. E poi c’è da fare una distinzione importante: un conto è la serietà, che dipende dall’argomento e dalla qualità di quello che scriviamo, un altro è la seriosità – tecnicismi, parole difficili, “d” eufoniche come se piovessero.

Si può essere professionali nella scrittura anche senza essere ingessati, senza usare parole che a voce non diremmo mai. Ripeto, tutto dipende da cosa stai scrivendo, da dove finiranno le tue parole e per chi le stai scegliendo: se scrivi per un ente istituzionale, il linguaggio che scegli dovrà essere per forza un po’ formale, ma negli altri casi? Chieditelo ogni volta che scrivi e rileggi le parole che hai scelto alla luce della risposta che ti sei data.

Ogni volta che posso, per esempio, io scelgo le parole morbide.

 

E poi prova, sperimenta, gioca. Che, anche quando è un lavoro, scrivere è una sfida e possiamo anche divertirci.

 

(foto Ember Ivory on Unsplash)

2 Commenti
  • Vania

    24 gennaio 2018 at 8:54 Rispondi

    Complimenti, sei chiara e limpida nella tua scrittura.
    Buon lavoro DONNA

    • Valeria Zangrandi

      24 gennaio 2018 at 8:54 Rispondi

      Grazie, Vania! : )

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