Valeria Zangrandi - scrittura, web e social | Lascia stare, che è meglio
Per migliorare il tuo business ci sono alcune cose che puoi decidere di fare tu o di lasciarle fare a dei professionisti. Ecco, se lasci fare è meglio.
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Lascia fare, che è meglio

direzione scelta professionisti

Lascia fare, che è meglio

Quando ho raccontato del salto da freelance a freelance-che-si-racconta ho accennato al fatto che alcuni passi grandi li ho fatti affidandomi a professionisti (anzi, professioniste) e avevo anticipato che poi mi sarebbe piaciuto approfondirla, questa cosa. Ecco, quel “poi” è oggi.

 

L’inizio | Quando parti

Se hai un piccolo business, prima o poi arriva il momento in cui ti serve qualcosa che migliori la tua attività. Non so, ti potrebbe servire un’immagine coordinata, o delle foto per il tuo e-commerce, o un video promozionale: insomma, cose che a un certo punto diventano indispensabili se vuoi essere professionale.

 

Il bivio | E mo’ dove vai?

Ecco, a quel punto hai due scelte: o fai tutto tu, o ti affidi a dei professionisti.

La scelta secondo me dipende da cosa vuoi ottenere ma occhio che alcune cose che sembrano facili facili sono un trabocchetto. Nel senso: sicuramente la prima cosa che uno pensa è “se faccio tutto io, risparmio”, però questo è vero fino a un certo punto.

Risparmi un’uscita iniziale di soldi ma risparmi pure in qualità e invece di tempo no, non ne risparmi neanche un po’. Ci metti una vita e alla fine hai un risultato che probabilmente guardi e pensi “meh”.

 

Di là | O meglio: decidi!

Aspetta, ti racconto cos’ho scelto io.

Allora, c’erano tre cose che avrei dovuto fare prima di lanciarmi seriamente con la mia attività: lavorare al mio personal branding, avere un sito e delle foto belle da metterci dentro. In fondo tutte e tre le cose potevano essere risolte con un “lo faccio da sola”: potevo mettermi lì e lavorare alla mia immagine professionale con un bel quadernone e delle penne colorate, WordPress ha dei template che sono carini anche se non hai voglia di personalizzarli e per le foto c’è l’autoscatto o un amico con la reflex.

Ci ho pensato, sai. Per il discorso personal branding ci ho pure provato ma dopo i primi tentativi ho capito una cosa: che magari ci sarei pure riuscita ad arrivarci in fondo ma ci avrei messo dei mesi (che non avevo) e non sarei stata soddisfatta dei risultati perché non avrei avuto un confronto con qualcuno che sa di cosa stiamo parlando.

Per il sito e per le foto, no, non ci ho neanche pensato e all’inizio l’ho vissuta come un fallimento (“lo fa qualcun altro perché io non sono capace”) invece era consapevolezza (“lo fa qualcun altro perché voglio una qualità che io non potrei raggiungere”).

Alla fine | Dove puoi arrivare fare tappa

Il primo passo è stato lavorare sul personal branding e l’ho fatto con Gioia. Un mese di lavoro, la prima giornata di full immersion e poi pian piano a costruire tutti i pezzi. Mi ha tenuto il guinzaglio corto, diciamo, e per me è stato indispensabile perché sono sicura che in quel percorso mi sarei persa, alla deriva tra dubbi e insicurezze e pigrizia.

Con il risultato di questo lavoro, sono passata da Francesca: le ho consegnato tutto, abbiamo parlato un bel po’ condividendo idee, obiettivi e desideri, ed è uscito questo sito qui che – è una cosa poco modesta ma chissene – mi piace veramente tanto. E soprattutto sono sicura che, se avessi provato a farlo da sola, non sarebbe neanche riuscito ad assomigliarci a questo. A me. A quello che volevo che fosse.

Idem per le foto, che ho chiesto a Federica. Lei è stata super paziente. Ero in imbarazzo, da matti. Ma con un bel po’ di ore a disposizione e tutta la sua professionalità ce l’abbiamo fatta. Adesso nella pagina in cui racconto chi sono c’è una foto mia in cui mi riconosco. (E se volete vedere i backstage in cui mi fingo seria con delle lettere appiccicate addosso, sbirciate qui).

Insomma, ho scelto, ché alla fine è sempre una questione di scelta. E ho fatto bene. Anche perché in questa cosa qui ci credo e se non investi in quello in cui credi, ciao còre, continua pure a giocare all’hobby che è meglio, eh.

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