Valeria Zangrandi - scrittura, web e social | La meraviglia di stare in classe
Il mio modulo di comunicazione nel corso per le future tagesmutter della cooperativa L’Arco, di Piacenza, è stato una figata: sul blog ti racconto perché.
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La meraviglia di stare in classe

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La meraviglia di stare in classe

Sabato mattina ci sarà la lezione di recupero per le assenti e poi davvero chiuderà quella cosa bellissima che è stata il mio modulo di comunicazione nel corso per le future tagesmutter della cooperativa L’Arco, di Piacenza.

È stato una figata. Sia prepararlo che farlo davvero, e adesso ti racconto perché.

 

Il prima | Niente va bene per tutto

La preparazione del corso è stata una bella sfida. Perché se c’è una cosa che per fortuna ho capito in fretta è che niente funziona sempre: non ci sono materiali definitivi, contenuti da riproporre così come li hai pronti, slide che non ci sarà bisogno di modificare.

No, niente va bene per tutto.

A maggior ragione qui: dovevo parlare di comunicazione a una categoria specifica, che fa una cosa ben definita e ha quindi obiettivi altrettanto definiti quando si parla di raccontare e promuovere il proprio lavoro.

Ecco, sono partita da lì. Da chi erano le ragazze che mi avrebbero ascoltato e da quegli aspetti della comunicazione che potevano essere utili alla loro attività. Ho dovuto scegliere, rinunciare ad alcune cose per valorizzarne altre. E poi riprendere in mano i miei materiali per trasformarli e creare il corso giusto – non giusto in generale, ma proprio per loro.

 

Il durante | Ridere, fare, condividere

E poi finalmente sono arrivate le lezioni. Dove ho proprio capito che parlare in classe mi piace tantissimo, mi diverto, do tutto quello che ho, anche se poi alla fine ho un calo di adrenalina pazzesco e resto muta e stanchissima. Ma un sacco felice.

L’inizio è non stato semplicissimo. Ero un po’ agitata ma poi è successa una cosa che ha sciolto l’atmosfera (e me): ci siamo raccontate. Io ho raccontato la mia storia, i cambi di direzione, l’amore per le parole. E anche loro hanno raccontato la loro storia, i passi che le hanno portate fino a quel corso, ed è stato come stringere un nodo che ho sentito forte fino alla fine.

Durante le lezioni poi abbiamo anche riso, ogni volta che si poteva. E scritto, pianificato, programmato: ho cercato di fare più cose concrete possibili, volevo che alla fine le ragazze avessero in mano qualcosa di utile – una piccola biografia, una traccia di piano di comunicazione, qualche trucco per non restare mai a secco di contenuti. Perché va bene vedere come si fa, ma farlo davvero vale di più.

 

Il dopo | Cosa mi tengo in tasca

Alla fine del corso ci sono diverse cose che mi tengo in tasca.

Mi tengo in tasca il momento in cui passa la paura, i muscoli si distendono, la voce prende quella piega sicura e si parte davvero. I sorrisi alla fine di ogni lezione, io che faccio passare tutte le facce alla ricerca di un indizio per capire se le ragazze sono soddisfatte di quello che si sono sentite raccontare, la bellezza di trovare una conferma. Le domande che arrivano e che mi fanno capire che sì, siamo sulla strada giusta. La stanchezza alla fine, la gola che brucia perché non so parlare per tante ore senza sforzarla, spegnere il computer e dirmi che il mio lavoro mi piace davvero tantissimo.

Sono una ragazza fortunata, ecco.

 

Ah, anche il prossimo corso in classe sarà a Piacenza: scrivere.com, una giornata in cui ti insegno a scrivere bene per il web. Trovi tutte le info a questo link. Che fai, ci vieni?

 

(foto Michal Grosicki on Unsplash)

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