Valeria Zangrandi - scrittura, web e social | Instagram e la mia imperfezione consapevole
Su Instagram vedo profili che sono perfetti. Il mio non lo è, però è una cosa che ho scelto e ti spiego perché.
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Instagram e la mia imperfezione consapevole

instagram e la mia imperfezione consapevole

Instagram e la mia imperfezione consapevole

Partiamo da una premessa: io Instagram lo amo. È il mio spazio di libertà: come ti dicevo qui, è l’unico canale in cui non pianifico mai le uscite. È il posto (online) dove respiro. Dove respiro anche esteticamente.

Cioè?, si chiederanno i miei piccoli lettori?

Dai, prendete le vostre bibite con gli ombrellini e mettetevi comodi che vi racconto.

Quando è perfetto | Quelle foto che riconosci

Ci sono profili che trovo perfetti. Esteticamente perfetti, dico. Che poi non è mica solo questione di estetica ma di riconoscibilità. Sono quei profili che, quando li scorri, vedi foto cromaticamente coerenti, con soggetti che sanno raccontare benissimo il cuore della comunicazione di chi li gestisce. Quei profili che, quando sei nel tuo feed e ti capita davanti una loro foto, non devi neanche aspettare di leggere il nome dell’account che già l’hai riconosciuto.

Quello di Giulia Modena è così, per esempio. Giulia fa il mio stesso lavoro, ci siamo scoperte online e trovo che sia stupenda. Come il suo profilo Instagram. Quando incontro le sue foto so che sono sue e quando vado a vedere il profilo e le guardo tutte insieme, penso UAU. I colori, i soggetti, l’atmosfera.

La stessa cosa mi succede quando vedo le foto di Heyfoo, di Giui (che poi è pure fotografa quindi BOOM) o di Stefano Bonomelli aka Mastroste. Mi luccicano gli occhi, proprio.

E le mie, sono così? No, però è una cosa che ho scelto e adesso ti spiego perché.

 

Casa mia | Quelle foto in cui io mi riconosco

Il mio profilo non è proprio così, ti dicevo. Se lo faccio scorrere e lo confronto con alcuni account che per me sono bellissimi mi rendo conto che è come se mancasse qualcosa, quell’impatto forte, quella riconoscibilità evidente.

Però lì mi sento a casa, mi ci riconosco e penso che, magari non subito ma piano piano, anche gli altri mi possano riconoscere. Racconto quello che succede, soprattutto le cose che scopro, le storie di cui mi innamoro, i libri che mi si incastrano dentro.

E faccio comunque alcune scelte stilistiche che mi permettono di mantenere un minimo di coerenza visiva. Come le luci fredde, azzurrine, che mi piacciono tanto. Il resto è improvvisazione, ma consapevole, che non vuol dire “fare le cose a caso” ma prendersi degli spazi di libertà avendo chiaro il senso finale di quello che stai facendo. Conoscere le regole e giocarci.

 

E quindi | Cosa bisogna fare

Ah, una risposta definitiva mica ce l’ho. Perché anche qui, come per tantissime altre cose della vostra comunicazione vita, è questione di scelta.

È importante sapere quali sono le possibilità, le regole per fare le cose al meglio, i propri obiettivi e strumenti, e poi decidere. È importante ritrovarsi nelle nostre scelte e capire se ci stanno portando dove volevamo andare.

 

E tu, hai voglia di scrivermi come ti racconti su Instagram?

4 Commenti
  • margherita

    10 luglio 2017 at 14:29 Rispondi

    Seguo anch’io il profilo di Giulia Modena, è stata una scoperta casuale e un amore a prima vista. Trovo le sue foto raffinate, delicate, distensive, un rifugio di cose piccine e belle, di pensieri sussurrati.
    Io su Instagram pubblico per lo più foto di libri che compro e leggo. Non sono scatti curati (ho un telefono non più tanto smart tra l’altro), ma mi piace pensare di poter dare suggerimenti letterari, diffondere l’amore per la lettura e un po’ della mia quotidianità.
    Un altro profilo che amo è quello di Petunia Ollister, https://www.instagram.com/petuniaollister/?hl=it, (penso tu la conosca).
    Anche Giui ha un tocco magico.
    E anche il tuo non è niente male 😉

    • Valeria Zangrandi

      11 luglio 2017 at 7:32 Rispondi

      Ciao Margherita, grazie!! Sì, concordo, Giulia Modena è “un rifugio di cose piccine e belle”, non avrei saputo dirlo meglio! E Petunia Ollister non la conoscevo ma ho dato un’occhiata e ovviamente la seguirò, grazie per il suggerimento 🙂
      Un abbraccio e ci vediamo anche su Instagram, allora 😉

  • Mariangela

    5 luglio 2017 at 8:01 Rispondi

    In questo articolo (letto tutto d’un fiato) mi sono rivista tantissimo…in primis perché, come te, amo quel microcosmo chiamato Instagram e provo tutti i giorni a migliorarmi, a raccontare più di me nei luoghi in cui vivo.
    Guardo con ammirazione i profili super “ordinati” e “riconoscibili”, è bello ….e come dici tu è una questione di comunicazione/scelta.

    Grazie per le parole :*
    Ti abbraccio.

    • Valeria Zangrandi

      5 luglio 2017 at 8:04 Rispondi

      Ciao Mariangela,
      grazie per aver condiviso questa tua riflessione! E continuiamo a innamorarci dei profili che sanno raccontare, che siano ordinati e meravigliosi o un pochino più disordinati ma comunque con una storia. L’importante credo sia proprio quello, il riuscire a raccontare, indipendentemente dallo stile scelto.
      A presto, ti abbraccio anch’io! : )

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