Valeria Zangrandi - scrittura, web e social | Il mio lavoro è un'isola
Qualche giorno fa era la Festa dei Lavoratori. E mi sono spuntate un paio di riflessioni sul mio, di lavoro, che a volte è un'isola che non c'è, a volte un'isola del tesoro.
lavoro, 1 maggio, freelance
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Il mio lavoro è un’isola

il mio lavoro è un'isola: 1 maggio

Il mio lavoro è un’isola

Qualche giorno fa era il 1 maggio e il 1 maggio è la festa dei lavoratori. E sarà banale ma mi va di fare un paio di riflessioni su questo mio lavoro da freelance: le scrivo qui prima di perderle e poi magari ci chiacchieriamo un po’ su, se vi va.

 

L’isola che non c’è | Ma io esisto?

A volte mi viene questo dubbio: ma io esisto? Come lavoratrice, dico. Che, lo so, il fatto di passare un bel po’ di ore al giorno a scrivere, programmare, contrattare, dovrebbe essere già una conferma che il mio lavoro esiste; il fatto che grazie alle mie scritture pago l’affitto, faccio la spesa, mi concedo qualche giorno di vacanza, pure.

Ma ci sono un paio di ma.

Non sempre è facile far capire che cosa, esattamente faccio, anche se – questo, per fortuna, va detto – succede sempre meno, perché di scrittura web e social media si parla sempre di più, quindi non è più così strano che io passi la giornata a scrivere cose e stare su Facebook. Quello che però non è ancora così scontato è far capire che scrivere cose e stare su Facebook sono attività che, se faccio per te, mi devi pagare. Al prezzo che dico io, tra l’altro, che ti assicuro non è esagerato, ma è rispettoso del mio impegno e della qualità che ti garantisco. Ecco, qui diciamo che ci sono ancora margini di miglioramento e ogni volta che mi sento chiedere “cosa puoi fare con la mia pagina Facebook a 100 euro al mese?” (*) mi sembra di diventare un pochino trasparente, come se il mio lavoro sparisse, si trasformasse uno sciame di bollicine che in un attimo scoppiano e quello che resta è l’eco di quei rumori morbidi e piccolissimi.

 

L’isola misteriosa | Cose che devo imparare

Poi ci sono gli aspetti che ancora sono un po’ nebbiosi, quelle cose che sicuramente devo migliorare.

Cerco sempre di capire tutti i passaggi, i calcoli, le previsioni del commercialista, per esempio. E non me la cavo malissimo, eh: anzi (poco modestamente) posso dire di essere informata ma so che posso fare di meglio e voglio fare di meglio, perché capire dove e come finirà parte dei miei soldini non è una cosa secondaria. Voglio conoscere le possibilità, i passaggi, le previsioni di spesa, per gestire al meglio le mie decisioni. Voglio essere preparata, ancora di più.

E poi, un’altra cosa che devo capire bene è quando smettere di studiare qualsiasi cosa ed essere comunque felice. Nel senso, non si smette mai, e va benissimo, ma ci sono dei limiti. Per ora sono passata dal “devo fare tutti i corsi del mondo, sempre, ovunque, e leggere tutti i libri, seguire webinar, conferenze e altri animali” al “aspetta, mi serve davvero?”, ma quello che vorrei raggiungere è il “non mi sento in colpa se penso che non mi serva”. Lì non ci sono ancora arrivata e ogni volta che non mi iscrivo a una formazione mi sento proprio una brutta persona. Ma non credo sia sano, forse neanche utile per il mio lavoro. E, nonostante questo, succede.

 

L’isola del tesoro | La meraviglia del mio lavoro

E alla fine ci sono le cose belle bellissime che questo lavoro mi sta offrendo. Perché insieme al rischio, alla fatica, alle incertezze, alla paura – a volte tanta paura, eh – e alla consapevolezza che costruirsi una professione non è mica una roba facile, c’è la soddisfazione di crearsi un mondo, passo dopo passo.

E lo so che vado piano, che inciampo ancora abbastanza spesso, che ho dubbi giganteschi che mi si piazzano davanti con aria minacciosa e mi frenano. Ma poi faccio un bel respirone, (mi) dico di sì, e vado. Ed è una figata.

È una figata perché mi metto alla prova, sempre. Perché continuo a imparare – cose sul mio lavoro ma soprattutto cose su di me. Perché stringo dei nodi con altre persone, nodi fatti di parole e progetti, nodi belli. E quindi, anche se non è facile – forse proprio perché non è facile – è tutto bellissimo. Da raccontare, proteggere, far crescere.

 

È questo che ho pensato, il primo maggio. E mi sono festeggiata, sorridendo molto.

 

(*) in questi casi, è giusto che si sappia, la risposta consiste in una bella risata, di cuore, come farebbe la mia Jessica Fletcher, per poi tornare seria all’improvviso e aggiungere “niente”. E basta: dissolvenza, titoli di coda, fine.

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2 Commenti
  • margherita

    3 maggio 2017 at 16:54 Rispondi

    Sempre bellissimi e motivanti i tuoi post <3
    Per una debuttante come me (il mio sito è online da oggi) sono conforto, ispirazione, modello e tante altri cose piacevoli. Che bello trovare affinità elettive sul web!

    • Valeria Zangrandi

      4 maggio 2017 at 7:17 Rispondi

      Margherita, grazie, di cuore!
      E in bocca al lupo per il tuo nuovo sito, per la tua attività e per la tua nuova comunicazione in partenza!

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