Valeria Zangrandi - scrittura, web e social | I segni minuscoli della scrittura
L’accento è un dettaglio, l’apostrofo pure, ma non si dice mica che sono i dettagli a fare la differenza?
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I segni minuscoli della scrittura

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I segni minuscoli della scrittura

Tanto su internet vanno tutti veloce. I lettori sono pigri, danno giusto un’occhiata e via. E poi sui social le cose importanti sono le foto e i video, chissenefrega se sbaglio un accento. Che sarà mai se dimentico un apostrofo.

Ecco, no. Che poi sembra che il testo sia stato buttato lì senza cura. Che sì, l’accento è un dettaglio, l’apostrofo pure, ma non si dice mica che sono i dettagli a fare la differenza?

 

Accenti senza senso dell’orientamento

Una cosa che mi fa sempre innervosire è trovare gli accenti girati sbagliati. Come se non sapessero dove andare ma poi non è neanche colpa loro, che loro non è che scelgono da che parte girarsi. È che li disegnano, così.

E così sul web spessissimo si trovano dei perchè, dei poichè, degli é ma pure dei chissá e dei peró. Una roba, signora mia, da diventare strabici a furia di fissarli sperando di aver visto male.

E invece no. Invece stanno lì, piazzati nel verso sbagliato. Che ancora ancora se siete la nonna Anselma che posta sul suo profilo Facebook, ma se scrivete su un blog o su un sito o su un account professionale no. Neanche se siete di corsa e non avete controllato. No.

 

Apostrofi casuali come un gioco a dadi

Ah e poi ci sono gli apostrofi. Messi dove non si dovrebbero mettere, dimenticati dove invece bisognerebbe scriverli.

Ora, lo so che non è la cosa più facile del mondo, ma basta controllare. Se non si è sicuri di come si scrive una cosa, si controlla.

Ma forse quello che manca è proprio il dubbio. Si va sul sicuro, credo. Mica ci si chiede se quella virgoletta sospesa a mezz’aria ci va o no. E allora via decisi: qual’è, tantè, qualcun’altro. Così, giusto per dirne qualcuno. Per scegliere quelli che mi fanno stare peggio.

Fanno bruciare gli occhi, così. Giuro.

 

Gli accenti rimpiazzati

E poi, per chiudere, una cosa che mi rende tristissima: gli accenti rimpiazzati. Mollati lì e sostituiti da un apostrofo.

Il fatto è che io me lo immagino il povero piccolo accento. Pronto a entrare in scena, che fa dei bei respironi per rilassarsi prima di lanciarsi sulla vocale di turno. Si concentra, sa che tra poco toccherà a lui. Tre, due, uno… e no. No, non l’hanno chiamato. Si guarda intorno, un po’ spaesato. Eppure la vocale l’hanno scritta, ha controllato, l’ha vista uscire. Solo che, dove doveva esserci lui, c’è un apostrofo.

Un apostrofo, capito? Che lo guarda con supponenza: “E’ cosi’, bello!”.

E al piccolo accento scende una lacrimuccia.

Ora, davvero vuoi essere tu l’artefice di cotanta sofferenza? Ecco. Ci siamo capite, eh?

 

Quindi su, facciamo attenzione. Che la reputazione della nostra comunicazione passa anche dalle cose minuscole. Dai segnetti più piccoli. Come un accento, o un apostrofo.

 

(foto Jess Watters on Unsplash)

 

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