Valeria Zangrandi - scrittura, web e social | I retroscena della geologia e altre bellezze
Cose belle che sto imparando da un libro super.
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I retroscena della geologia e altre bellezze

breve storia di quasi tutto

I retroscena della geologia e altre bellezze

Sto leggendo un libro super e, anche se non l’ho ancora finito, mi è venuta voglia di raccontarti cosa mi sta insegnando in fatto di comunicazione.

Non so bene il perché di tutta questa urgenza, forse solo perché è bellissimo e si sta rivelando una mega ispirazione, quindi insomma perché aspettare?

(Se stai pensando “perché magari cambi idea”, no, non credo succederà).

 

Sto leggendo la breve storia di (quasi) tutto

Sì, il libro si chiama proprio così, “Breve storia di (quasi) tutto” ed è esattamente quello che promette nel titolo: il racconto della scienza, dalla storia dell’universo alla teoria della relatività, dall’evoluzionismo al funzionamento del DNA.

Insomma, una valanga di roba, che potrebbe pure spaventare se non fosse che a tenere le fila della narrazione c’è Bill Bryson, che non conoscevo prima e di cui mi sono – ovviamente – innamorata. Perché è bravissimo. Perché trovare il modo per raccontare tutto questo in un libro solo è una specie di miracolo ma soprattutto riuscire a far capire cose così difficili, e intanto far divertire, è proprio magia.

Tra l’altro: di lavoro Bill Bryson non fa il divulgatore scientifico, di solito scrive di viaggi. Per dire.

 

Cos’ho imparato (oltre alle cose di scienza)

Al di là di tutte le nozioni e i fatti importantissimi che sto imparando leggendo questo bel librone (e che spero di non dimenticare nel giro di uno starnuto) ci sono alcune cose che mi ha confermato sul modo di raccontare e di fare comunicazione.

 

1. Si può essere sempre più chiari di così

Quante volte ho provato a leggere libri o articoli che raccontavano le cose della scienza? Abbastanza. E quante volte mi sono arresa perché erano pieni di parole difficili, conoscenze date per scontate, formule buttate lì e non spiegate? Praticamente sempre.

Qui no. Qui è spiegato tutto e in modo semplice. Che non vuol dire banale, vuol dire con le parole adatte a un pubblico di non specialisti che però vuole capire.

Dovremmo fare la stessa cosa quando scriviamo per lavoro. Chiederci: ma davvero non c’è un modo più semplice per dirlo? Di solito (quasi sempre) la risposta è “no”.

 

2. Le storie sono dappertutto

L’altra cosa bellissima è che i fatti della scienza sono accompagnati dal racconto di quello che ci sta intorno. Le vite degli scienziati, gli aneddoti, i retroscena, i dettagli divertenti o tristi o surreali che hanno accompagnato le ricerche e le scoperte.

Questo libro non è un saggio, è un racconto, e questo non toglie una briciola di autorevolezza e di serietà ai suoi contenuti. Solo li rende più morbidi. Più piacevoli da leggere.

Quindi: quando raccontiamo il nostro lavoro, non dimentichiamo di arricchire la narrazione con le storie che gli ruotano intorno. Perché ci sono, dobbiamo solo vederle e condividerle.

 

3. L’ironia salverà il mondo

Terza scoperta conferma che mi sta regalando il libro: se siamo capaci di infilare un po’ di ironia e leggerezza in quello che raccontiamo, stiamo già vincendo. Far sorridere un lettore è un passo importante per creare un legame, o renderlo un pochino più saldo se esisteva già.

E non dirmi che quando si parla di lavoro è difficile essere leggeri, perché se ci riesce Bryson parlando di fossili, supernove e protoni, secondo me possiamo farcela pure noi. O no?

 

Ecco, con il mio mini elenco mi fermo qui e vado avanti con la lettura, sicura di trovare, nelle pagine che mi restano di questo libro magico, altre ispirazioni per imparare a raccontarmi meglio.

 

Ps: a proposito di raccontarsi, ti sei iscritta al mio corso di scrittura web? C’è ancora qualche posto per la data di Piacenza (questo sabato) e poi ci sarà l’appuntamento a Parma il 17 novembre. Ti aspetto!

 

(foto rawpixel.com on Unsplash)

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