Horine voleva saltare. Elogio di un’invenzione

superare i propri limiti

Horine voleva saltare. Elogio di un’invenzione

Oggi ti racconto una storia.

Questa storia ha dentro un po’ di verità e un po’ di qualcosa che non so se è vero oppure no, ma forse non è importante. L’importante è vedere quello che, lì dentro, scintilla e farlo diventare nostro.

 

Un cortile molto piccolo

Siamo negli Stati Uniti, sono i primi anni del 1900.

George Leslie Horine è uno studente di Stanford che ha una passione fortissima: l’atletica. Non tutte le discipline, ma una in particolare, il salto in alto.

Horine però non ha una grande formazione sportiva, è un autodidatta. E non solo, è un autodidatta con un problema: il cortile di casa sua è piccolo.

Il fatto è che, fino a quel momento, il salto in alto funzionava così: si prendeva una bella rincorsa, ci si avvicinava all’asticella in diagonale e la si superava prima con la gamba interna, staccandosi quindi da terra con la gamba esterna, che dava lo slancio.

Horine ci provava, ma il salto, così, proprio non gli veniva.

Fin qui la storia è quella che racconta la verità.

La parte che non so se è vera oppure no è quella secondo cui il salto non gli veniva perché il suo cortile era troppo piccolo per permettergli di prendere una rincorsa abbastanza lunga.

Ma, come ti dicevo prima, non è così importante. Mi basta sapere che lui era lì, a correre e saltare, e che quel salto non gli riusciva. Mi basta sapere che non si è arreso, che si è – letteralmente – inventato una soluzione.

Perché è questo che ha fatto: ha cambiato modo di saltare, staccandosi da terra con la gamba interna e usando quella esterna per darsi la spinta e proiettarsi oltre l’asticella. In questo modo gli bastava una rincorsa di pochi passi. Facendo così, Horine poteva saltare.

Questa tecnica poi prese anche il suo nome e gli permise di essere il primo atleta di salto in alto a superare i due metri.

Non male per uno che aveva il cortile troppo piccolo per prendere la rincorsa.

 

Voglio trasformare ogni cortile in un’invenzione

Ti ho raccontato questa storia perché secondo me è importante ricordarcela per non cadere nella trappola dei limiti.

Tutti noi abbiamo i nostri cortili troppo piccoli, che ci impediscono il salto.

Se penso ai “cortili” legati a quello che faccio adesso, quelli che più hanno rischiato di mettermi in crisi sono stati due: il fatto di non aver studiato per fare questo lavoro e l’aver aperto la partita iva per stare, all’inizio, a fare la finta dipendente in un ufficio.

Il primo è stato più facile trasformarlo in un’invenzione, ho studiato mentre facevo, ho provato, sperimentato. Studio ancora, perché so che ci sono sempre un sacco di cose da imparare, ma il fatto di essere autodidatta – un po’ come Horine – non mi ha mai troppo spaventata. Il secondo invece è stato più pericoloso, avrebbe potuto diventare una gabbia, per fortuna quando ho capito che stavano per saldare le ultime sbarre sono scappata.

Prima o poi capita a tutti di trovarci faccia a faccia con i nostri cortili personali: possiamo scegliere se rinunciare a quello che vogliamo perché non abbiamo abbastanza spazio per prendere la rincorsa o se inventarci un modo nuovo di saltare.

Io spero di trovarlo sempre, un modo. Di riuscire a immaginarlo e provare finché non ci riesco.

 

(foto Sar Iroona on Unsplash)

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2 Commenti
  • Chiara

    6 Febbraio 2019 at 11:38 Rispondi

    Tutto vero, a partire dalla storia del salto in alto.
    Da titolare di p IVA e finta dipendente sfruttata in ogni maniera, arrivata al punto di odiare il lavoro per il quale ho studiato, amareggiata da quello che ho vissuto, sto cercando un nuovo modo per saltare (senza ancora aver definito dove saltare).
    Da atleta dovrebbe essere facile, abituata a correggermi, cercare soluzioni, spingere oltre i limiti, ma in questo momento, dopo anni chiusa nel mio cortiletto lavorativo fatico a trovarlo questo nuovo modo.
    Ogni giorno un nuovo tentativo, e spero, ogni giorno più vicina al nuovo modo di saltare!
    Mai come oggi ,per me, articolo più azzeccato, sembrava mi parlassi faccia a faccia!

    • Valeria Zangrandi

      6 Febbraio 2019 at 15:04 Rispondi

      Grazie Chiara per avermi raccontato… e sì, a volte la partiva iva è una sfida che sembra più grande di noi, l’impressione è che il cortile nel quale siamo finite sia sempre più stretto. Ma poi lo troviamo un modo di saltare che ci faccia sentire di nuovo bene, soddisfatte, libere. Lo troviamo eccome!
      Buona fortuna per tutto, eh!

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