Valeria Zangrandi - scrittura, web e social | Ho smesso di fare l’equilibrista bendato
Fare domande è una cosa che sembra facile ma non è vero. Però è proprio importante e sto imparando a farlo sempre di più.
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Ho smesso di fare l’equilibrista bendato

per fare bene comunicazione bisogna fare domande

Ho smesso di fare l’equilibrista bendato

Fare domande è una cosa che sembra facile ma non è vero. Non è vero in generale, nella vita di tutti i giorni, e non è vero nel lavoro, quando vorresti chiedere ma magari ti blocchi perché chissà se posso o se sembro invadente. Però è una cosa proprio importante e sto cercando di imparare a farlo sempre di più.

 

Con i clienti | Per capire (davvero) come sta andando

Facciamo finta di essere davanti a Signor Cliente.

Signor Cliente è uno di quelli con cui lavoriamo da un po’, magari che vediamo periodicamente per fare il punto della situazione, decidere insieme i nuovi obiettivi, darci dei tempi e condividere una lista di cose da fare.

Ecco, all’inizio questa situazione me la gestivo così: spiegavo per bene il mio report, ascoltavo cosa aveva da dire Signor Cliente, prendevo appunti, magari dicevo la mia sui nuovi obiettivi e poi salutavo e filavo a casa.

Tutto bene, no? No, non proprio. Perché così mancava un passaggio, quello delle mie domande. Mancavano i “ma sei sicuro?”, i “perché proprio questa cosa?”, i “cosa ti hanno detto i clienti quando hanno visto che…?”. Mancava la mia vena indagatrice ed era un problema perché così rischiavo di perdermi dei pezzi, delle sfumature, delle occasioni di migliorare ancora di più il mio lavoro.

 

Con i potenziali clienti | Per capire (tutto) quello che vogliono

Adesso immagina invece di essere con Forse Cliente. Ci siamo sentiti per telefono, scritti qualche mail e finalmente siamo seduti allo stesso tavolo e io sono lì che cerco di capire come posso aiutarlo con il mio lavoro.

Ascolto, scrivo, propongo soluzioni e idee. Ma.

Ma fino a un po’ di tempo fa non chiedevo abbastanza. Non dicevo cose tipo “Caro Forse Cliente, mi spieghi perché finora hai lavorato così? Mi dici quali erano i tuoi obiettivi, dove sei arrivato, dove ti sei arenato?”.

Non lo chiedevo ma così non sapevo tutti i retroscena e questo voleva dire partire in svantaggio, fare l’equilibrista ma con gli occhi bendati.

E perché? Perché mi sembrava sconveniente chiedere troppe cose. Manco mi stessi facendo gli affari suoi indagando sulla sua vita privata, per dire.

 

E invece | Finalmente arriva Jessy

A un certo punto, però, mi sono messa a pensare al mio personaggio guida di quest’anno, Jessica Fletcher.

Jessy risolve i problemi, giusto? (Giusto!)

E io non voglio, in un certo senso, risolvere i problemi dei miei clienti, attuali e potenziali? (Sììì!)

Jessy fa tutte le domande che pensa possano essere utili per capire bene la situazione, non si fa certo problemi e non si chiede se rischia di essere sconveniente. E io perché dovrei bloccarmi? Perché dovrei – per timidezza? Imbarazzo? – tenermi chiuse in bocca quelle domande che potrebbero aiutarmi a inquadrare meglio una situazione e far nascere soluzioni, idee, proposte?

E allora ho smesso. Ho smesso di non chiedere, perché se voglio davvero essere utile con il mio lavoro devo avere tutte le informazioni che mi servono. L’equilibrista bendato non lo faccio più.

 

Jessicona del mio corazon, grazie, sei preziosa assai.

 

(foto Namroud Gorguis on Unsplash)

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