Valeria Zangrandi - scrittura, web e social | E tu in cosa credi? (Storia di un manifesto)
Le mie radici, i miei valori, i mattoncini della mia professione.
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E tu in cosa credi? (Storia di un manifesto)

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E tu in cosa credi? (Storia di un manifesto)

Se c’è una cosa di cui sono abbastanza convinta è che quando facciamo comunicazione non dobbiamo nasconderci dietro l’impersonalità ma, al contrario, dobbiamo lasciar trasparire quali sono i valori su cui costruiamo il nostro lavoro – e, quindi, tutto il resto.

E come si fa?

La risposta sarebbe un po’ lunghetta ma possiamo riassumerla così. Ci sono due modi per lasciar uscire i nostri valori in quello che raccontiamo: indirettamente, nelle riflessioni che scriviamo nei nostri articoli e nei post, e direttamente, in un bel manifesto.

Fino all’anno scorso ho usato solo il metodo indiretto, ma quando ho deciso di sistemare il sito ho capito che era arrivato il momento di rendere tutto chiaro. E così, eccolo qui.

 

Per scriverlo ho cercato le radici

Le radici di cosa?, mi chiederai.

Di quello che faccio, e del come. Mi sono messa lì e ho ragionato sul perché faccio questo lavoro, così incentrato sulle storie, sulle parole, sul racconto. Ma soprattutto ho sentito che era importante andare a pescare le radici del come, perché ci sono mille modi di fare un lavoro e ognuno sceglie quello che più gli somiglia: ecco, volevo vederlo chiaramente, il mio modo, e poi trasformarlo in parole e raccontarlo.

Perché – e di questo sono convintissima – quando ci presentiamo al nostro pubblico (reale o potenziale) non basta dire “faccio questo e quello, posso venderti questo e quello”, ma diventa indispensabile anche “faccio così perché credo in questo”. Vedi, oggi non cerchiamo più solo un prodotto, ma uno sguardo, un’affinità di intenti: se i prodotti (e i servizi) sono sì importanti, il sentirsi in sintonia con chi ce li propone è fondamentale. Perché crea fiducia, diciamo che è un buon modo per iniziare un percorso insieme.

 

E quindi, in cosa credo?

Nelle storie, fortissimo. Perché le storie sono dappertutto e se non ci sembra è perché non abbiamo ancora imparato a trovarle, a vederle in mezzo a tutto il resto, ma sono lì, in attesa di essere ascoltate.

Nelle parole morbide, che sono quelle di tutti i giorni e che vorrei fossero i mattoncini su cui si costruiscono le comunicazioni di tutti, perché quelle senza tecnicismi e paroloni che sanno di burocrazia alla fine sono le migliori.

Nei muscoli della creatività e nelle ispirazioni che ci si allena a trovare, perché le idee non arrivano dal cielo mentre siamo ferme a contemplare un bel tramonto, o meglio magari sì ma quando succede è perché abbiamo insegnato alla nostra testolina a essere recettiva, a fare collegamenti, a trovare spunti e cose da raccontare, da inventare.

Che i fuori bolla sono un po’ paurosi ma bellissimi e sono quello che tiene la mente sveglia, i sensi all’erta, i desideri pronti a scattare.

Che non è vero che non possiamo, anche se a volte ce lo raccontiamo e ci mettiamo da sole i bastoni tra le ruote – giuro, la maggior parte delle volte non è proprio vero che non possiamo, la verità è che abbiamo troppa paura per provarci. E allora via, allora chiappe alla paura e lanciamoci comunque.

 

E tu, in cosa credi?

Quali sono i valori che stanno alla base del tuo lavoro, di quello che hai scelto di fare e della tua comunicazione? Cosa tiene insieme i tuoi prodotti, i tuoi servizi? Lo racconti alle tue clienti?

Se ti va di raccontarlo qui, intanto, scrivilo nei commenti. Io ti aspetto.

 

(foto Cody Davison Unsplash)

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