Valeria Zangrandi - scrittura, web e social | Com'è che mi sono innamorata dei social media
L'amore per i social media è stato un amore complicato. Mica facile. Partito come una scazzottata su un ring improvvisato, poi ci ho trovato un sacco di bellezza.
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Com’è che mi sono innamorata dei social media

Com’è che mi sono innamorata dei social media

Premessa: a me i social, una volta, non piacevano.

La settimana scorsa ho raccontato uno dei pezzi del mio lavoro, quella cosa meravigliosa che è lo scrivere per gli altri. Oggi invece volevo raccontare l’altra faccia della mia vita da freelance: il magico e imprevedibile e spigoloso mondo dei social media.

Il fatto è che non è mica stato un amore a prima vista, tra me e questo mondo qui, e nemmeno un “amore da sempre” come invece è con la scrittura. Questo è un amore complicato e, come ogni amore complicato che si rispetti, esige una storia fatta bene che lo racconti.

 

Fase 1 | Orgoglio e pregiudizio

Dai, ammettetelo: quante volte avete guardato qualcuno e, senza mai parlarci, avete pensato “mamma mia, come non mi piaci”. Io un sacco di volte. E poi è successo che quella sensazione magari si confermasse, ma magari no.

Ecco, anche col magico e imprevedibile e spigoloso mondo dei social media è iniziata così. Li guardavo da lontano e dicevo “ah no, noi non siamo fatti per stare insieme”.

Non mi piacete, pensavo, con la presunzione di chi non fa neanche lo sforzo di avvicinarsi e fare due chiacchiere. Di chi non prova a sporcarsi le mani.

Questa fase di antipatia immotivata è durata pure un bel po’. E io stavo lì, ferma sul mio imbarazzante piedistallo snob (ma allora non mi sembrava imbarazzante, oh no), che guardavo da lontano e scuotevo la testa. E sbagliavo, ma mica lo sapevo.

 

Fase 2 | Fight Club

E poi è successo. Non l’ho esattamente scelto, all’inizio.

Stavo iniziando un lavoro nuovo, un lavoro in cui avrei dovuto soprattutto scrivere ma mi avevano anche chiesto di prendere in mano la gestione dei social media dell’azienda e non volevo dire di no.

Prima di iniziare, avevo qualche mese a disposizione per smettere di storcere il naso e provare a conoscerli. L’idea non mi faceva impazzire, ma dovevo. E poi era una sfida.

Ho aperto un profilo Facebook, poi Instagram e Twitter. E vorrei poter dire che l’inizio è andato benissimo ma no, non è vero. Non è stato un incontro, è stato – almeno nei primi periodi – uno scontro in cui ci siamo presi a testate. Un ring improvvisato.

Perché era una cosa nuova e, non raccontiamocela, le cose nuove difficilmente iniziano in discesa. Perché mi sentivo vulnerabile, esposta, come se tutto il mondo fosse lì a guardare cosa postavo io (ma chi ti fila, Vale, su!). Ma soprattutto perché stavo imparando a fare una cosa da sola, a lavorare in un campo per cui non avevo studiato e questo mi faceva sentire inadeguata, quasi scorretta (e invece no, non mi serviva il permesso, lo dice benissimo Enrica qui).

Ma non ho mollato. Mi sono sporcata le mani, ho studiato, ho provato. E poi sono partita con il lavoro anche se lo studio e la sperimentazione non erano finiti (non sono ancora finiti, qui non si finisce mai) ma finalmente avevo preso il via.

Fase 3 | La passione secondo Thérèse me

Ecco, ho iniziato a lavorare nel magico e imprevedibile e spigoloso mondo dei social media e pensavo che la cosa si sarebbe risolta così: stavo imparando, le cose iniziavano a funzionare, dovevo solo darmi del tempo.

“L’importante è portarsi rispetto”, mi dicevo con un meraviglioso tono da matrona di inizio Novecento che spiega i matrimoni combinati a una ragazzina che già odia il suo futuro marito: in questo modo impareremo a collaborare, le cose funzioneranno e magari arriveremo addirittura a sorridere delle stesse battute.

Poi, di colpo e in un modo che proprio non mi aspettavo – Cortázar direbbe “come la pioggia che ti inzupperà le ossa all’uscita di un concerto” – mi sono innamorata. Di Instagram. BOOM.

È successo velocemente: studiavo, provavo, e all’improvviso ho capito che lì dentro c’era un sacco di bellezza e che per trovarla bastava saper guardare.

E lo so, sembra una cosa facile, e in effetti lo è, ma averlo visto ha cambiato tutto.

Non era più solo un lavoro, era un lavoro che mi piaceva.

 

Fase 4 | Se siete felici, fateci caso

Da lì è iniziata davvero. Da quando ho trovato tutta quella bellezza, ho capito di avere in mano strumenti potentissimi, che dentro hanno tutto e il contrario di tutto ma che quello che lasciano uscire, o che permettono di fare, sarebbe dipeso da me.

Perché, lo so, nel mondo dei social media ci sono anche tante schifezze. Come nella vita. Poi però ci sono io – ci siete voi – e allora diventa una questione di scelta. E impegno, e sguardo.

Da quando ci siamo innamorati, è più divertente. Non è diventato più facile, no, perché questo è un gioco in cui ti cambiano le regole a metà partita ma in fondo la sfida sta anche lì, raggiungere gli obiettivi nonostante tutti i nonostante.

E quindi, se siamo ancora qui è perché ho smesso di sopportarlo, il magico e imprevedibile e spigoloso mondo dei social media, e mi sono innamorata. E litighiamo, eh. Uh, se litighiamo. Ma in fondo ci capiamo. E ridiamo alle stesse battute.

 

* Per la scrittura di questo articolo, nessun titolo di libro è stato maltrattato. Ok, un pochino “La passione secondo Thérèse” ma non troppo, giuro.

2 Commenti
  • Francesca D'Onofrio

    19 ottobre 2016 at 10:12 Rispondi

    Ciao Valeria,
    è molto bello leggerti!

    • Valeria Zangrandi

      19 ottobre 2016 at 12:21 Rispondi

      Grazie, Francesca!!

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