Valeria Zangrandi - scrittura, web e social | Come ai tavolini di un bar
La maggior parte delle persone pensa che i social siano un mondo a parte, staccato dalla vita reale, un universo parallelo. E invece no. Invece è come essere al bar.
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Come ai tavolini di un bar

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Come ai tavolini di un bar

C’è una cosa che mi ha sempre lasciata molto perplessa, ed è come la maggior parte delle persone pensi che i social siano un mondo a parte, staccato dalla vita reale, un universo parallelo. E invece no.

Cioè, se è vero che ci sono dinamiche che succedono soprattutto lì (non solo, eh, ma soprattutto), è anche vero che sono tanti punti di contatto tra quel mondo e il mondo delle persone in carne ed ossa e lo so che adesso non ho il tempo lo spazio per raccontarteli tutti, ma almeno una cosa ho proprio l’urgenza di dirla: i social sono come posto vero – come un bar, tipo.

 

I fondamentali | Ehi, è un po’ che non ci vediamo!

Ok, questo sembrerà banale e forse lo è pure, ma per non sbagliare preferisco scriverlo e rischiare di passare per pesantona: sii educato. Partiamo da un presupposto: tu che stai leggendo sei una persona garbata, ringrazi, dici per favore, ti sposti se qualcuno ha bisogno di passare e tu sei un po’ in mezzo ai piedi. Lo so, sono le basi, ma sono quelle che mi interessano. Ecco, quando sei sui social, comportati nello stesso modo.

Facciamo finta di essere in un bar, dicevo. Se qualcuno ti passa una bustina di zucchero, non dici grazie? E sui social, se qualcuno ti dà un’informazione che cercavi, non dici grazie? Quando chiacchieri con i tuoi amici davanti a un caffè, non è che alzi la voce all’improvviso, impedendo agli altri di parlare. (No, vero??). Ecco, non farlo neanche su Facebook. Sii educato e i bar i social saranno posti migliori.

 

Il passo in più | Ti serve una mano?

Qui passiamo da chi sui social ci sta perché gli piace, a chi ci sta perché ci lavora. Quindi parlo con te, che hai dei canali professionali e li usi per promuovere i tuoi servizi, raccontare i tuoi prodotti sperando di farli conoscere a un pubblico che poi abbia voglia di comprarli. Ecco, a te non basta essere educato, devi essere generoso. Siamo sempre ai tavolini di un bar, solo che adesso ti chiedo un cambio di ruolo: non sei più l’avventore che chiacchiera con gli altri avventori, sei il gestore del locale.

Cambiano le cose, eh? Adesso ti tocca dare indicazioni al turista che entra per chiedere dov’è il duomo, cercare di capire cosa servire alla signora che ti chiede un caffè macchiato con la schiuma solo da un lato, cambiare menu a seconda della stagione. Ricordarti di aggiungere un biscottino quando prepari un cappuccio, anche se nessuno te l’ha chiesto, solo perché è buono, perché è una coccola.

Lo so, è una fatica. Ma poi i clienti tornano. E portano gli amici. Falli sentire bene, falli sentire come vorresti sentirti tu. È tutto lì il gioco, e funziona.

 

L’ultimo scoglio | Mi dispiace che il caffè non fosse buono

E adesso arriviamo al punto più difficile. Siamo sempre ai tavolini del bar, tu sei sempre il gestore. E sei stato carino, gentile, diciamo che sei stato impeccabile. Ma a quel signore là in fondo il tuo caffè proprio non è piaciuto. E te lo viene a dire un po’ arrabbiato, davanti agli altri clienti.

E allora cosa si fa? Intanto, se non ti sta insultando a caso, non chiuderlo nello sgabuzzino: tradotto nel mondo social, non cancellare i commenti negativi. Di’ che ti dispiace che il caffè non fosse di suo gradimento e, soprattutto, proponi una soluzione. Che può essere un nuovo caffè, o un bicchiere d’acqua per rinfrescarsi la bocca, o una caramella. La soluzione cambierà a seconda di cosa offri e di cosa ti criticano, ma non fingerti morto – lo so che a volte viene voglia, ma non funziona mai – e mettiti in gioco. Sui social è uguale: rispondi, sempre, spiega, proponi soluzioni. È una super fatica, ma ripagata.

 

Ecco, per questo giro la chiudo qui. Passo uno, passo due, passo tre. Passo uno, passo due, passo tre. Suona pure bene, sembra quasi un ballo. Che faccio, metto su la musica?

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