Valeria Zangrandi - scrittura, web e social | Chiamatemi Soldato Jane
Ho scritto 800 testi (brevi, eh) in un mese, incastrandoli con gli altri lavori in corso e, visto che è stata una roba folle ma ci sono riuscita, ti racconto come ho fatto.
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Chiamatemi Soldato Jane

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Chiamatemi Soldato Jane

Sì, nell’ultimo mese sono stata una specie di piccola – anche letteralmente – macchina da guerra, una specie di Soldato Jane ma con la rasatura solo di lato, ché tutta mi sembrava eccessiva.

Per farla breve, è andata così: un mese fa è partito un lavoro gigante che stava in standby da un sacco di tempo. Il committente mi ha chiamata, ci siamo visti e mi ha detto: “Ok, partiamo. Sono più o meno 750 testi, brevi, sette o otto righe l’uno, da preparare in un mese. Ce la fai?”. “Sì”.

Quel “sì” l’ho detto sudando e accompagnandolo con una risata isterica che secondo me il committente si è fatto pure due domande ma adesso che quel mese è passato e i testi sono stati consegnati posso dirti che: ce l’ho fatta e ce l’ho fatta bene. E adesso ti spiego come.

 

La tabella di marcia | Programmare la fatica

Intanto la prima cosa che ho fatto è stata contare i testi, contare i giorni che avevo a disposizione e fare una bella divisione per capire quanto avrei dovuto scrivere ogni giorno per consegnare in tempo. Per capirci, niente cose del tipo “se oggi non riesco, scriverò domani”: mi ero presa un impegno grosso e volevo saltarci fuori, quindi ho pensato che farmi una tabella di marcia sarebbe stato un inizio intelligente, per diversi motivi: intanto potevo avere un’idea della fatica quotidiana che questo lavoro avrebbe comportato, sapevo più o meno quante ore al giorno mi avrebbe richiesto e quindi potevo organizzare anche il resto, perché no, per fortuna questo non era l’unico lavoro in corso e qui andiamo al punto due. La gestione degli altri.

 

Le priorità | Non dimenticare gli altri clienti

Ho la fortuna di avere dei clienti fissi. Clienti a cui gestisco i contenuti del sito e i canali social. E non è che perché arriva un lavoro gigante ma temporaneo li si può mettere in standby, dire “ehi, io per un mese sparisco, da domani eh, voi arrangiatevi un attimo finché torno”. E non si può non solo perché non è corretto ma proprio perché loro restano la priorità: abbiamo un accordo sul lungo periodo, io so che posso considerarli la mia parte di entrata economica fissa e loro sanno che io ci sono, che se per qualche giorno non sono operativa li avviso prima, mi porto avanti coi lavori, insomma che non li mollo. E infatti non li ho mollati, anzi sono stati i primi lavori fatti ogni giorno, le cose da concludere assicurandomi che fosse tutto a posto prima di passare alla scrittura dei millemila testi.

Queste sono state le cose da custodire e portare avanti, mentre ce ne sono state altre che, per non esplodere, ho lasciato andare.

 

La selezione | Cose che ho eliminato

Non ho potuto tenere tutto in piedi, non sono brava con gli equilibrismi e quindi ho dovuto scegliere a cosa rinunciare, perché fare tutto quello che avevo in programma prima che arrivasse questa consegna enorme avrebbe voluto dire fare tutto male e quindi anche no.

Intanto, il mio corso in programma a Parma non è partito: non avevo molti iscritti e ho deciso di lasciar perdere, di non togliermi altra energia. Se avessi avuto un buon numero di studenti a cui raccontare cose, avrei stretto le chiappe i denti e sarei andata avanti ma i numeri non erano buoni – e qui devo anche mettermi a studiare cosa non ha funzionato – quindi mi sono messa il mio piccolo fallimento in tasca e ho usato quel tempo per scrivere.

Poi. Avevo in programma per maggio un’offerta per voi. Ma andava organizzata nei dettagli, dovevo ancora lavorare alla promozione, tutte cose che avrei fatto in questo mese. Mi è costato rinunciare? Oh sì. Ma ho pensato che, cambiando alcune cose, la posso proporre anche più avanti, quindi per ora l’ho piegata come un foglietto prezioso e la tengo in tasca, pronta per quando sarà il suo momento.

 

Il fulmine a ciel sereno | La gestione dell’imprevisto

E poi puoi essere brava, bravissima, organizzare lavoro, tempi, selezionare le priorità ma arriveranno comunque cose che non avevi programmato e che ti sballeranno un bel po’ i piani. Io di giorni così cattivi difficili ne ho avuti due. In un mese non è tantissimo, è vero, ma avevo ritmi serrati e quei due giorni sono stati proprio complicati.

Lì c’è poco da fare. Non ho grandi ricette e non ho avuto soluzioni geniali. Mi sono lasciata un pochino trascinare dal delirio – dal malumore, dai pianti, dai viaggi che non erano previsti – e poi mi sono tirata su le maniche e sono andata avanti. No, non ho recuperato quel tempo perso, che è finito in coda e questo mi ha fatto capire una cosa: quando calcolo i tempi di consegna, è meglio considerare almeno un paio di giorni in più, che la nuvola di Fantozzi è lì che ti aspetta.

 

Lo sclero | La gestione della stanchezza

E poi c’è la stanchezza. Che ti dico la verità, un mese al computer dalle 9 di mattina a mezzanotte è stato più duro di quanto pensassi. Sarà che non ci sono state pause, manco una mezza giornata. Sarà che la stanchezza si accumula e pure quando ti sembra di non sentirla lei c’è e a un certo punto esplode.

Ci sono stati momenti in cui la testa andava in sciopero. Non mi venivano le parole, scrivevo invertendo tutte le lettere, ero così nervosa da bloccarmi. Poi, verso metà lavoro, mi sono fatta un discorso che ha funzionato e lo scrivo pure qui che magari ti può essere utile. Mi sono detta:

Vale, smettila. Cerca di essere efficiente, arriva dove devi arrivare. Non fare la perfezionista, scrivi bene, non impazzire se quella parola non ha esattamente il suono poetico che cercavi perché non te lo puoi permettere. Come un insettino, no? Efficace, non perfetta”.

Beh, ha funzionato. (anche se, te lo confesso, gli ultimi giorni sono stati belli complicati).

 

E così, alla fine, ce l’ho fatta. I testi sono diventati 800, in un mese li ho scritti e consegnati. Non erano poeticamente perfetti, erano buoni però.

Adesso Soldato Jane si mette a riposo, torna la Valeria di prima, che però ogni tanto si ricorda di essere stata una piccola macchina da guerra e sorride soddisfatta.

7 Commenti
  • margherita

    20 aprile 2017 at 8:46 Rispondi

    Post preziosissimo, grazie Valeria! (Leggerti è diventato un mio pallino fisso, sei di grande ispirazione).
    Lo aggiungerò ai preferiti nel caso anch’io un giorno dovessi trovarmi in una situazione simile e dovessi farmi un po’ soldate Jane (ma magaaariii).

    • Valeria Zangrandi

      20 aprile 2017 at 8:47 Rispondi

      Ciao Margherita, ma grazie a te! Sono davvero felice e spero possa esserti utile un giorno, questa modalità Soldato Jane : )
      A presto e un abbraccio!

  • Silvia

    19 aprile 2017 at 14:56 Rispondi

    Io con la pianificazione litigo ancora ogni giorno. Adoro questo post da dietro-le-quinte che racconta semplici ed efficaci strategie e sclero da umana stanchezza.

    • Valeria Zangrandi

      19 aprile 2017 at 14:58 Rispondi

      La pianificazione non è mica una cosa semplice, lo so! (e non è che io abbia smesso di litigarci, eh, solo ho dovuto ammettere che è indispensabile e imparare a volerle bene.. e poi si continua a bisticciare, ma quella è un’altra storia). E pure la stanchezza non manca, in questo lavoro gigante ma nel lavoro che ognuna di noi fa ogni giorno.. Spero di essere un pochino utile raccontandola, ecco. Che mica è una cosa da nascondere, l’importante è non lasciarsi schiacciare! Un abbraccio : ))

      • Silvia

        19 aprile 2017 at 16:09 Rispondi

        grazie 😉 un abbraccio anche a te.

  • Fiorella

    19 aprile 2017 at 9:05 Rispondi

    Ciao Valeria, mi ritrovo molto in quello che scrivi. Ho passato un mese bello tosto e senza la pianificazione precisa di ogni giornata non ce l’avrei mai fatta. Anche io ho avuto degli imprevisti però, che mi hanno preso più di una settimana di stacco. Il risultato? Ritardo su tutti i progetti e delirio totale.
    Adesso vedo la luce in fondo al tunnel, ma è stata durissima!
    Il lato negativo del nostro lavoro da freelance è che se ti fermi non hai nessuno “del team” che possa proseguire il lavoro per te. Certo, ci sono i colleghi freelance di cui ti fidi a cui puoi passare parti di lavoro, ma quanto ci metteresti a spiegare tutto? E poi il risultato non sarebbe mai il tuo…
    Quindi sì, è importante pianificare, ma anche essere meno perfezionisti (personalmente difficilissimo) aiuta a rispettare i tempi e vivere meglio.
    Un abbraccio,
    Fiorella

    • Valeria Zangrandi

      19 aprile 2017 at 9:08 Rispondi

      Ciao Fiorella, eh sì, concordo su tutto. Anch’io ho pensato di delegare qualcosa di questo lavoro ma i tempi erano così stretti che non avrei avuto il tempo di formare adeguatamente, e poi trattandosi di scrittura avrei comunque dovuto adeguare i testi alla mia voce per renderli coerenti tra loro, quindi sarebbe stato come rifare tutto e allora no, non ne vale la pena. Però sì, pianificare e soprattutto smetterla di aspirare a una perfezione impossibile aiuta davvero a vivere meglio (e a consegnare mantenendo intatti i nostri neuroni).
      Un abbraccio e grazie per questa condivisione : )

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