Valeria Zangrandi - scrittura, web e social | Carta, forbici e colla
A un certo punto ho pure capito una cosa: scrivere è come fare un collage. Ma va? – chiederanno scettici i miei piccoli lettori. Oh sì, mettetevi comodi che vi spiego.
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Carta, forbici e colla

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Carta, forbici e colla

Da un po’ di tempo ho la fissa dei collage. Non ho ancora provato a farne uno, eh, ma li guardo, mi innamoro, li salvo sulla mia bella bacheca Pinterest (ehm!) e mi lascio ispirare, perché questa cosa delle sovrapposizioni, dei colori e delle storie che sanno raccontare è un po’ una magia.

Ecco, a un certo punto ho pure capito una cosa: scrivere è come fare un collage.

Ma va? – chiederanno scettici i miei piccoli lettori.

Oh sì, mettetevi comodi che vi spiego.

 

Gli elementi | È sempre una questione di scelta

Quando penso a Katiuscia che crea uno dei suoi collage – Katiuscia è una mia amica e a fare collage secondo me è stupenda – me la immagino davanti al suo tavolo dove ha sparsi mille ritagli. Le foto vintage, le strisce di carta colorata, le parole scritte con la macchina da scrivere, i pezzi di giornale. È tutto lì e ci sono mille possibilità di composizione possibili. E allora cosa si fa? Si sceglie.

Come quando si scrive. Si pensa a cosa si vuole raccontare e poi si decide come. Con quali elementi. La foto in bianco e nero di quella ragazza con lo sguardo pensieroso, una striscia di carta blu, le parole “non volevo vederti”. Questo e non altro. Come quando si scrive – questo e non altro.

 

Le vicinanze | Quello che suona bene

Poi mi immagino Katiuscia che prende i pezzi che ha scelto e li appoggia sul cartoncino, li avvicina, li allontana. Li avvicina di nuovo. Guarda gli spazi tra gli elementi e in un certo senso li ascolta, perché non c’è una regola che dica come mettere immagini e ritagli ma è come una melodia, deve suonare bene. Visivamente, ok, ma suonare bene.

Eh, con i testi non è mica la stessa cosa? Uno può fare tutte le prove che vuole, riscrivere, aggiungere, togliere, cambiare parole, ma alla fine – dando per scontato che il senso di quello che ha scritto ci sia e che sia scritto pure correttamente – quello che incanta è il suono. Perché la stessa cosa posso dirla in tanti modi, ma alcuni avranno un suono stridulo, altri gracchiante, e solo alcuni faranno spalancare gli occhi e pensare UAU.

Cerchiamo quel suono lì. Facciamo fare UAU a chi ci legge.

 

L’equilibrio | La magia finale

E poi c’è questa cosa che non so neanche spiegare bene ma che mi sembra proprio una magia ed è la questione dell’equilibrio. Quando un collage mi fa innamorare è perché ci trovo una specie di equilibrio, che poi è una cosa che comprende tutto – elementi, forme, parole, colori, suoni, vicinanze e distanze – e che dà a questo tutto un senso di bellezza.

E la stessa cosa dovrebbe succedere quando si scrive. Alla fine, alla fine di tutto, il testo deve sembrare un acrobata su un filo, qualcosa che tiene in un modo che noi non capiamo – ma sentiamo, quello sì – il suo equilibrio. Fluido, morbido. Magico, in un certo senso.

Per questo scrivere è come fare un collage. Scegliere, comporre, giocare con gli equilibri. Alla fine – oltre il senso, oltre la correttezza formale – quello che resta è il suono, la melodia. Quindi facciamo in modo che sappia incantare.

 

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